La Legge Nuova, dell’Amore e della Libertà, in S. Tommaso D’Aquino

S. Th. “Somma Teologica”; Ia De Deo “Su Dio”; De Creatione “Sulla Creazione”
I - IIae
IIa De hommine “Sull’uomo”
II – IIae DE virtutibus “Sulla Virtù”
IIIa De Chtisto “Su Cristo”; De Sacramentis “Sui Sacramenti”

Introduzione
Si parla – e si scrive, spesso male e a sproposito – di legge e di libertà, come se fossero l’una la negazione dell’altra; nelle Sacre Scritture, nell’A.T., si parla dell’obbligo di osservare la Legge (in verità la parola Torah ha un significato assai più ampio e andrebbe tradotta con Rivelazione), ma i profeti alludono a una Legge Nuova, fondata su un patto irrevocabile (la parola patto in ebraico è berît, in greco diathéchē, in latino foedus, pactum) di cui la legge antica data da Dio a Mosè è solo preludio: Gesù realizza la Nuova Alleanza promessa per mezzo dei profeti come una Nuova Legge. Non mi addentrerò certamente io nella querelle, ma mi affiderò alle riflessioni del sommo teologo e filosofo Tommaso D’Aquino, ancor oggi insuperabili, presentandole alla benevolenza – hoc est in votis! – dei lettori.
Situazione del trattato sulla legge nella I –II
San Tommaso tratta delle passioni, degli habitus e delle virtù in generale, e del peccato. Continuando, si occupa dei principi esteriori degli atti buoni: “ Dio, che ci istruisce con la legge e ci aiuta con la grazia” (I-II, qq. 90-114). La legge è un ordinamento della ragione al bene comune, promulgata da chi ha la responsabilità della comunità (q. 90, a.2). C’è una legge eterna: la Ragione del governo delle cose di Dio che con la sua Provvidenza regge tutto il mondo; una legge naturale, partecipazione della precedente nella creatura razionale; una legge umana per certe azioni che conviene disporre in un modo più particolare; e una legge divina (antica e nuova) che ordina l’uomo con certezza, anche negli atti intimi, al suo fine soprannaturale (q. 91, aa. 1-4).
La legge evangelica, o legge divina nuova, è posta nel cuore stesso dell’uomo. Principalmente le legge nuova è la stessa grazia dello Spirito Santo, che viene data ai fedeli di Cristo, che secondariamente li istruisce con parole e segni scritti (q. 106, a. 2).
Anche se la natura dell’uomo non è totalmente corrotta, nello stato attuale nondimeno non può realizzare pienamente il proprio bene naturale; ancor meno può raggiungere quello del proprio fine soprannaturale. Così ha bisogno della grazia per esser sanata, e per operar il bene soprannaturale meritorio.
Senza la grazia l’uomo non può meritare la vita eterna. La stessa preparazione alla grazia viene dalla grazia (q. 109, aa. 3-6).
I Concezione della Legge Nuova in S. Tommaso
L’analisi parte della Summa Teologica (I-II, q. 106, a.1) in cui S. Tommaso analizza chiaramente il suo pensiero sul senso di questa legge che segue la legge Antica, superandola definitivamente. Elaborando la parte morale della sua Somma Teologica, S. Tommaso, dopo aver trattato dei principi interni degli atti umani, passa subito ai principi esteriori (I-II, q. 90-114).
Il principio esteriore che muove al bene è Dio che istruisce per mezzo della legge, ma aiuta e salva solo per mezzo della grazia. Ed ecco i due Trattati del “De Le gibus” e del “De Gratia”. Al termine del De Legibus si trovano tre questioni (106-108) sulla Legge Evangelica o Nuova che è in definitiva la legge della Libertà e dell’Amore.
Anteposta alla grazia ne costituisce quasi l’introduzione necessaria.
S. Tommaso suddivide il tema della Legge Nuova in tre parti. Nella prima definisce la Legge Nuova, nella Seconda la confronta con la legge antica, nella terza espone il contenuto e la novità di questa legge.
Ciò facendo supera, come ha notato Kaczynski, le posizioni precedenti, espresse nel Commento alle Sentenze e nel Commento a S. Matteo (cfr. Edward Kaczynski, “Lex Nova” in San Tommaso… in Studi Tomistici, Atti dell’VIII Congresso Tomistico Internazionale, pag. 22, Città del Vaticano, Roma 1982).
Nella definizione delle Legge Nuova, pur non allontanandosi molto dalla dottrina comunemente espressa dai Padri (gli accenni ai Padri si riferiscono alla Legge Nuova in se stessa o confrontata con la Legge Antica: ad es.; S. Ireneo, Adversus Haereses, lib. IV, cc. 9-16, P.G., 7, 996-1019; S. Girolamo, Ep. CXVI, P.L., 22, 945 ss.; S. Agostino, Quaest. Veteris et Novi Testam., P.L., 35, 2240-2244 e 2263-2265, 2275-2278 ecc.) S. Tommaso accentua molto l’aspetto della novità ontologica su quella etica e giuridica.
Me cos’è la Legge Nuova?
Per S. Tommaso la Legge Nuova è la legge di Gesù Cristo e contemporaneamente del Padre e dello Spirito Santo (I-II, q. 106, a. ad 3.), promulgata nella pienezza dei tempi, quale aiuto divino indispensabile per l’uomo (I-II, q. 106, a.3.).
L’Angelico la definisce: legge evangelica o legge nuova perché è contenuta nel Vangelo, e perché supera quella dell’Antico Testamento (qq. 106-108); legge di fede (I-II, q. 106-, a3); legge di grazia (Ivi), legge di verità (I-II, q. 107, a.2); legge di perfezione (I-II, q. 107, a3); legge di amore (I-II, q.107, a.1, ad 2.) e legge di libertà (I-II, q. 108. ac 1,2,4).
Nella Legge Nuova, di là dal carattere giuridico e realistico che potrebbero farla apparire come una qualsiasi legge, si colgono due elementi essenziali, e cioè la Grazia dello Spirito Santo e tutto ciò che è propedeutico alla grazia o serve al suo uso (I-II, q. 106, a.1).
La Grazia dello Spirito Santo è dunque l’elemento essenziale e costitutivo della Legge Nuova (“Id quod est potissimum …” I-II, q. 106, a. 1).
È una legge infusa e scritta neu cuori (I-II, q. 110, aa. 2 e 4).
La Legge Nuova, perciò, non può essere scritta su carta o scolpita su pietra ma solo nell’intimo del cuore (I-II, q. 106, a.1).
La Legge Nuova, dunque, è anche legge che giustifica(I-II, q. 113, a.1), operando ciò che nessun’altra legge può fare.
È la realtà della grazia, data in abbondanza, nella pienezza dei tempi, a fare della Legge Nuova la legge stessa della Redenzione.
La Legge Nuova, legge di grazia, è legge d’amore (I-II, q. 107, a.1) e come viene presentata dal Vangelo, legge di libertà (Giac. 1,215; 2,12; Gol. 2,4,31; 5,30).
II Necessità della Grazia in S. Tommaso

S. Tommaso affronta lo studio della grazia nel trattato De Homine, corrispondente alla seconda Pars della Somma Teologica.
La trattazione si articola in sei questioni (I-II, qq. 109-114), riservando le ultime due alla giustificazione.
Delle questioni, in attinenza alla connessione con la Legge Nuova, cercherò di analizzare solo la prima (q. 109), sulla necessità della grazia.
Per S. Tommaso la grazia è più importante della legge. Tutto egli fa confluire nella grazia. Ed è proprio trattando della necessità della grazia che si vedrà l’importanza della Legge Nuova o Legge Evangelica, già considerata, nell’aspetto della novità ontologica.
Il suo pensiero non comincia con la descrizione di ciò che la grazia è, come ci saremo aspettati, ma parte dalla descrizione di come l’uomo è, una creatura chiamata alla comunione con Dio.
E questa comunione non la può raggiungere con la legge naturale, senza la grazia (De Ver; q. 27, a.3; I-II, q 109, a.5; q. 110, a.2).
La trattazione di S. Tommaso è fatta da vero teologo che già ha la grazia.
Senza la grazia l’uomo può conoscere le verità naturali con il lume naturale; ma per cose più alte l’intelletto nulla può senza un lume particolare. Il nostro fine, che è la visione beatifica non si può raggiungere se Dio non eleva, con la grazia, il nostro intelletto (Ivi).
Non per tutte le attività umane è necessaria la grazia.
Non è necessaria per conoscere verità scientifiche, filosofiche, metafisiche, etiche (I-II, q. 109, a.1), o per qualche operazione moralmente buona (I-II, q. 109, a.2).
L’ambito, però, entro cui l’uomo può comportarsi in modo corretto, senza l’ausilio della grazia, è molto ristretto.
Prima del peccato l’uomo aveva forza sufficiente per il bene proporzionato alla sua natura, dopo il peccato è come malato, privo di forze sufficienti per il bene naturale, è incapace anche di realizzare la sua pienezza umana.
Ha, perciò, bisogno di un doppio aiuto divino: l’uno sanante, l’altro operante ed elevante. Ha bisogno della Redenzione e della Liberazione.
L’aiuto di cui ha bisogno deve elevarlo “di là” dalla sua condizione di semplice creatura, ferita profondamente, nella sua natura, dal peccato originale (I-II, q. 109, a. 2-5).
Senza la grazia l’uomo non potrebbe stare molto tempo senza cadere in peccato, pur potendo fare qualche opera buona (Ivi).
Se la grazia è necessaria per conseguire la vita eterna, è altresì necessaria per prepararsi alla grazia abituale (I-II, q. 109, a.5).
“Quindi il volgersi dell’uomo a Dio non può venire, senza che Dio lo rivolga verso di sé. Ora prepararsi alla grazia significa appunto volgersi a Dio: come per chi guarda il sole, prepararsi a riceverne la luce significa rivolgere gli occhi verso di esso.
Perciò è evidente che l’uomo non può prepararsi a ricevere la luce della grazia, che mediante l’aiuto gratuito di Dio il quale lo muove interiormente” (I-II, q. 109. a.6).
Amare Dio sopra tutte le cose l’uomo lo avrebbe potuto solo nello stato di natura integra.
Noi, per S. Tommaso, tendiamo naturalmente verso Dio. E tuttavia non si tratta di un’opzione perché se la facessimo, porremmo Dio nell’ordine delle altre cose. È insito nel nostro stesso essere il tendere a Dio ultimo fine.
E qui basta la grazia movente.

Senza l’aiuto della grazia ci sarebbe un pregiudizio sul fine, che non possiamo percepire perché è di là dal nostro pensiero.
La grazia è assolutamente necessaria perché l’uomo possa risorgere dal peccato “In nessun modo l’uomo da sé può risorgere dal peccato, senza l’aiuto della grazia. Infatti il peccato, pur essendo passeggero come atto, rimane come reato. Ma per l’uomo risorgere dal peccato equivale a essere reintegrato nei beni perduti con la colpa.
Ora, l’uomo peccando incorre in tre danni: la macchia, la corruzione dei beni di natura, e il reato di pena (I-II, q. 109, a.7).
E neppure la vita eterna poteva meritare l’uomo, senza la grazia, anche senza peccato.
S. Tommaso può, perciò, concludere la sua dissertazione sulla necessità della grazia anche per la perseveranza dell’uomo, che è già in grazia: “Finalmente si chiama perseveranza il continuare nel bene fino alla fine della vita.
E per avere questa perseveranza l’uomo in grazia ha bisogno, non già di una grazia abituale, ma dell’aiuto di Dio che lo guidi e lo protegga contro gli assalti delle tentazioni. Perciò chi è già santificato dalla grazia ha bisogno di chiedere a Dio codesto dono della perseveranza, cioè deve chiedere di essere custodito dal male sino alla fine della vita. Infatti la grazia viene concessa a molti, ai quali non è concesso di perseverare nella grazia”(I-II, q. 109, a.10).
In S. Tommaso il centro è costituito dalla grazia santificante a cui si affiancano altre grazie. Avere la grazia significa avere un SUPERESSERE che vada di là dal nostro campo intelligibile. Non si deve ridurre la grazia ad analisi metafisica ed antropologica. Per disporsi ad acquistare la grazia occorre già la grazia.
Il carattere fondamentale della grazia in S. Tommaso mi sembra di coglierlo nella dinamicità che indica partecipazione alla dinamicità delle tre Divine Persone. La questione 109, in definitiva, è una specie di fenomenologia. Permette di cogliere una connessione tra teologia morale e antropologia teologica.
Il punto di riferimento è il fine: Dio raggiungibile come è in sé, come si è rilevato, attraverso la grazia che ci rende partecipi della vita trinitaria.

A) LA LEGGE EVANGELICA, QUESTIONE 106, LA LEGGE NUOVA
1- Per Legge Nuova s’intende principalmente la stessa grazia dello Spirito Santo scritta nei cuori; si intende anche, ma in secondo luogo, la legge scritta, che dispone alla grazia.
2- Nel primo senso la Legge Nuova rende giusti, nel secondo no: quindi lo spirito vivifica, non lo scritto.
3- La Legge Nuova non conveniva che fosse data fin dal principio del mondo, perché, essendo legge perfetta, doveva essere preceduta dall’imperfetta, e soprattutto occorreva che l’uomo riconoscesse il suo bisogno di grazia.
4- La legge Nuova è già perfetta, quindi non attende altra perfezione e durerà sino alla fine del mondo. Essa è opera di Cristo e anche del Padre e dello Spirito Santo: perciò non è da aspettarsi il tempo dello Spirito Santo.
QUESTIONE 107, CONFRONTO FRA LA LEGGE NUOVA E LA LEGGE ANTICA.
1- La Legge Nuova, che è legge d’amore e di perfezione, è diversa dalla Legge Antica, che è legge di timore e di preparazione, benché eguale dell’una e dell’altra sia il fine.
2- La Legge Nuova compie l’Antica, perché compie quanto la Legge Antica prometteva e ne attua le figure, dando la Redenzione e il Cristo, il quale completò la legge dandone l’intelligenza, precisandone i precetti e aggiungendo i consigli.
3- La Legge Nuova era contenuta nella Legge Antica, perché vi era in potenza, come l’albero nel seme, essendo l’una la perfezione dell’altra.
4- La Legge Antica era più pesante per il numero dei precetti. Ma la Legge Nuova è più difficile perché riguarda anche l’interno.
QUESTIONE 108, I PRECETTI DELLA LEGGE NUOVA.
1- Non dovevano mancare nella Legge Nuova gli atti esterni di sacramenti da riceversi, di virtù da praticarsi, per cooperare alla grazia di Gesù Cristo che opera nel nostro interno.
2- Le disposizioni della Legge Nuova circa gli atti esterni di uso dei sacramenti e di esercizio delle virtù sono efficienti , perché ad essa non spetta che determinare, comandando o proibendo, i sacramenti e i precetti morali relativi a quelle che sono naturalmente virtù.
3- È' poi perfetta nella Legge Nuova l’informazione cristiana della vita interiore : giacché nel discorso della montagna Gesù Cristo , dopo aver promulgate le beatitudini e costituita la dignità apostolica, stabilisce l’uomo quanto al suo interno in perfetto ordine con le cose, con il prossimo, con Dio.
4- La legge di Gesù Cristo liberò gli uomini dalla farragine di precetti cerimoniali e giudiziali della legge di Mosè, perciò è detta Legge di Libertà: conveniva quindi che la professione di perfetta virtù (castità, povertà, e obbedienza ) fosse proposta e inculcata a mo’ di consiglio.
B) QUESTIONE 109, LA NECESSITA' DELLA GRAZIA.

1-Certamente, se Dio non ci avesse data e non ci conservasse la ragione e non la muovesse all'atto, nulla potremmo conoscere; questo lume naturale basta da sé per conoscere verità di ordine naturale che sono intelligibili per mezzo di cose sensibili. Per cose, invece, più alte l’intelletto nulla può senza un lume particolare, p.es. il lume di fede in questa vita, il lume di gloria nell'altra.
2- Prima del peccato l’uomo aveva forza sufficiente per il bene proporzionato alla sua natura; non però per il bene di ordine soprannaturale; dopo il peccato è come un ammalato, e non ha forze sufficienti né per il bene soprannaturale né per tutto il bene naturale, e abbisogna di un doppio aiuto divino: uno sanante, l'altro operante, oltre al movente , necessario sempre.
3- Amare Dio sopra tutte le cose l'uomo avrebbe potuto farlo nello stato di natura integra - non ancora cioè corrotta e nemmeno elevata all'ordine soprannaturale - perché ciò era naturale a lui come anche a tutte le cose, che tendono all'ultimo fine; abbisognava soltanto della grazia movente; ma per far ciò nello stato di natura corrotta l'uomo anzitutto ha bisogno della grazia sanante.
4- Osservare tutti i comandamenti senza la grazia poteva l'uomo prima del peccato, ma non può farlo dopo il peccato senza la grazia sanante; fare peraltro ciò per amore soprannaturale di Dio senza la grazia non lo poteva neppure prima.

5- E neppure la vita eterna egli poteva meritare senza la grazia perché essa supera le forze naturali.
6- Stato necessario per disporsi a fare buone opere e meritare con queste Iddio è la grazia santificante ; ma per disporsi ad acquistarla è necessaria una grazia di Dio che ispiri buon proposito, perché ciò che per primo muove la volontà è il fine , e qui il fine supera le forze naturali :occorre perciò una mozione speciale.
7- Altrettanto la grazia è necessaria per risorgere da un peccato commesso , e ciò tanto più dal momento che Iddio deve dare la grazia santificante, raddrizzare la volontà e rimettere la pena eterna, per riparare i danni del peccato.
8- In stato di natura integra l'uomo poteva evitare i peccati mortali e veniali per la generale provvidenza di Dio conservatore ; in stato di natura riparata può evitare i peccati mortali e anche ogni singolo peccato veniale, non però tutti i veniali ; in stato di peccato la fragilità non solo riguardo ai veniali , ma anche ai mortali è così grande , che non si può durare a lungo senza commetterne , perché il loro peso trascina.
9- Astenersi dai peccati è parte negativa ; per quanto riguarda la parte positiva - fare cioè opere buone e prevenire il male - date la concupiscenza e l' ignoranza che restano , anche i giusti hanno bisogno della grazia attuale.
10- E una grazia attuale di ordine speciale è necessaria al giusto per essere stabile nella grazia contro il complesso di tutte le tentazioni , e questa è la perseveranza finale.

Dott.don Michele Bianco

Web Designer Giordano Stanislao


 
Home | Contattaci | Biografia | Filosofia | Teologia | Letteratura Italiana

Scienze dell'Antichità | Premi | News | Link

 

© Copyright © 2002 Padre Michele