La conversione a Dio in sant’Agostino nei primi quattro libri delle Confessioni

La storia di un’anima alla ricerca di Dio.

Premessa

La conversione (in greco métanoia, cambiamento radicale di tutto l’uomo nei pensieri e nelle azioni) è l’impegno di tutta una vita teso ad uniformare il nostro modus operandi, che dev’esser sintonizzato sulle onde della parola di Dio, al nostro modello esemplare che è Cristo Gesù.
Dalla breve analisi dei primi quattro Libri delle Confessioni, preferendo indagare la struttura letteraria e l’uso delle fonti, s’evincerà quanto peso ed incidenza abbiano avuto le Scritture – che possono a giusta ragione considerarsi il punto di partenza e di arrivo delle Confessioni, il terminus a quo et ad quem – che principiano e portano a compimento l’affascinante e travagliato iter di conversione di sant’Agostino.

La struttura è:
A. Libro I
1. Antropologia teologica
2. La natura di Dio
3. La preghiera di Agostino: L’incontro con Dio (1.5)
4. La provvidenza ed il peccato
a) La nascita (I. 6)
b) L’infanzia (I. 7)
c) La fanciullezza (I. 8 – 11)
d) L’istruzione (I. 12 – 17)
e) Lo sviluppo di una realtà disordinata (I. 18 – 20a)
f) La preghiera finale di ringraziamento (I. 20b)
B. Libro II
1. La ragione per le confessioni (II. 1)
2. Gli amori disordinati (II. 2)
3. Agostino e Monica come predicatori (II. 3)
4. Il furto delle pere (II. 4)
5. Deus Summum Bonum: L’ordine proprio delle virtù (II. 5)
6. Il peccato di Agostino: La realtà disordinata (II. 6)
7. La lode della grazia e misericordia di Dio (II. 7)
8. Rubare e compagnia cattiva (II. 8 - 9)
9. L’ignoranza dell’ordine proprio di Dio e il mondo disordinato (II. 10
C. Libro III
Cap. I – III: Studente a Cartagine
Passione per il Teatro
Cap. IV: Lettura dell’Ortensio di Cicerone
Cap. V: Incontro con la Sacra Scrittura
Cap. VI – X: Agostino è diventato manicheo
Riflessione sul manicheismo
Cap. XI – XII: Monica è consolata da un sogno e dalle parole di un vescovo.
D. Libro IV
Cap. I – III: Professore di retorica
Uditore manicheo
Passione per l’astrologia
Cap. IV - IX: Un amico carissimo che muore
Riflessione sull’amicizia
Cap. X – XII: Vanità delle creature
Stabilità di Dio
Ritorno al cuore: interiorità
Cap. XIII – XV: Trattato sulla bellezza e la convenienza
Cap. XVI: Lettura delle categorie e trattati delle arti liberali
II. Punti Teologici fondamentali
A. Il disordine della condizione umana
B. Il peccato (per es.: quelli dell’infanzia e della gioventù di Agostino
C. La provvidenza divina
III. Sentenza Chiave nel rapporto con Dio
A. “Quomodo autem invocabunt, in quem non crediderunt? Aut quomodo credent sine praedicante?” Rom 10:14 (Libro I – III)
(“Ora come potranno invocarlo senza aver prima creduto in Lui? E come potranno credere senza averne prima sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza che uno lo annunzi?)
B. Agostino il convertito, il vescovo e il predicatore: le Confessioni come un gran sermone di conversione, lode e istruzione.

Dati biografici essenziali

A Cartagine, Tagaste e Cartagine dal 370 al 383.
Agostino per studiare retorica ed eloquenza, si trasferisce a Cartagine (Conf. III, 1, 1. III, 4, 7). Qui assiste agli spettacoli teatrali, che lo attraggono con prepotenza. Legge l’Ortensio di Cicerone, in cui veniva dimostrata la necessità e l’utilità della Filosofia. “Quel libro devo ammetterlo, mutò il mio modo di sentire, mutò le preghiere stesse che rivolgevo a Te, Signore, suscitò in me nuove aspirazioni e nuovi desideri” (Conf. III, 4, 7). In quel tempo Agostino aveva 19 anni. Ma una sola cosa lo “mortificava, entro un incendio tanto grande: l’assenza fra quelle pagine del nome di Cristo” (III, 4, 8). Pensò, quindi, di leggere le Sacre Scritture, ma rimase deluso dal loro contenuto oscuro e dallo stile rozzo. Così, deluso, aderisce alla setta dei manichei (III, 6, 10). Sant’Agostino parla del manicheismo dal capitolo VI al X del libro III delle Confessioni.
Ritornato a Tagaste insegna grammatica, mentre sua madre, Monica, non cessava di domandare con fede al vero Dio la grazia della sua salvezza. Dio stesso ne confortò la speranza, prima con un sogno, per cui ella acconsentì nuovamente a vivere col figlio, da cui si era separata quale eretico; poi per bocca di un vescovo, a cui santa Monica aveva chiesto insistentemente di conferire con Agostino.
Nonostante ciò, Agostino rimane manicheo per nove anni, nei quali insegna grammatica (Tagaste) e retorica (Cartagine).
Avverso alle pratiche degli aruspici, era però dedito all’astrologia (IV, 1,1. IV, 3, 4).
Durante la sua permanenza a Tagaste ha un amico carissimo, ma quest’amicizia fu di breve durata, perché, dopo un anno, l’amico si ammalò, fu battezzato nel delirio della febbre e poco dopo morì.
Agostino, sopraffatto dal dolore, angosciato dalla solitudine, insofferente verso i luoghi stessi che gli ricordavano il bene perduto, si trasferì a Cartagine (IV, 7, 12). Influenzato quindi da quanto successo, elabora una riflessione molto bella sull’amicizia e sul dolore umano.
Nello stesso periodo Agostino scrive il primo frutto del suo ingegno: il trattato sulla “bellezza e la convenienza” – opera perduta -, dedicato a un famoso oratore romano chiamato Gerio (IV, 13, 20 – 21).
In quegli anni ebbe una donna – si tratta della madre di Adeodato, figlio di Agostino -: “non posseduta in nozze, come si dicono legittime, ma scovata nel vagare della mia passione dissennata” (IV, 2, 2).
Infine, a vent’anni, legge “Le Categorie” di Aristotele con straordinaria facilità (IV, 16, 28 – 30). Ugualmente legge libri sulle arti liberali.
Il libro IV termina con la preghiera di Agostino, in cui esprime la necessità del ritorno a Dio da parte dell’uomo.

Il Manicheismo

È una religione con elementi orientali e biblici, fondata da Mane, nato nella prima parte del III secolo d.C.. Questi si presentava come il Paraclito, lo Spirito Santo venuto ad insegnare la pienezza della verità (in greco alethea, rivelazione).
Il manicheismo aveva una propria dottrina su Dio, il mondo, l’uomo, il male. Si fondava sul dualismo metafisico, cioè l’esistenza dei due principi eterni: il principio del bene e il principio del male. Questi due principi sono permanentemente in lotta, l’uno contro l’altro.
Il dualismo metafisico origina un dualismo cosmico, perché tutto nel mondo partecipa del principio del bene e anche del principio del male. Ma ci sono alcuni elementi che appartengono più all’uno che all’altro. Per esempio, la luna ed il sole sono entità luminose che partecipano della sostanza divina: sono parti principali di quella sostanza.
L’uomo, invece, è una creatura diabolica che ha nel suo corpo particelle di luce, le quali si trovano così in cattività ed hanno bisogno di liberazione.
A causa del dualismo antropologico, l’uomo non è responsabile del male che fa, perché lo compie in virtù della sua origine cattiva che risiede in lui stesso (dualismo etico).
Dell’Antico Testamento sostengono che è opera del diavolo; tutti i profeti sono stati ispirati da lui. Quello dell’Antico Testamento che indisponeva maggiormente i manichei era anzitutto il modo di presentare Dio, con antropomorfismi: gli insegnamenti morali e i sacrifici degli animali. I manichei non uccidevano nessun essere vivente, in quanto ammettevano la reincarnazione. Perciò, l’Antico Testamento, fu escluso dalla loro religione. Del Nuovo Testamento sopprimevano tutto quello che era contrario alla loro dottrina. Accusavano, pertanto, la Chiesa di paganesimo.
Così, il manicheismo si presentava come un sistema razionale che diffondeva la verità, criticando la Chiesa ché proponeva una fede senza ricorso alla ragione.
Agostino credette di appagare la sua sete di verità nel manicheismo. Nel capitolo VII, 12, III Libro delle Confessioni dichiara di approvare quelle risposte che i manichei gli fornivano circa alcune questioni quali l’origine del male, la natura di Dio, e l’ Antico Testamento. “Io – dice – ignorante in materia, ne rimanevo scosso. Mentre mi allontanavo dalla verità, credevo di camminare verso di essa senza sapere che il male non è se non privazione del bene fino al nulla assoluto”.
Confessio è contemporaneamente un atto d’accusa di se stesso e un atto di lode divina. Riconoscendo i propri peccati, il confessore loda Dio a causa della sua misericordia.
Sant’Agostino indirizza le sue Confessioni a Dio, mentre lui predica agli uomini la misericordia del Signore. Cantando la litania dei suoi peccati precedenti, in una preghiera al Padre Celeste, il vescovo d’Ippona rivela le sue lotte interne, i suoi desideri disordinati, le sue colpe di concupiscenza al mondo intero dell’antichità avanzata.
Comunque, le Confessioni non sono una versione africana del V secolo di una farsa inglese del XX secolo. La loro intenzione non è deridere il loro protagonista, ma onorare il Creatore e il Redentore. “Magnus es domine,” Agostino proclama con le parole del Salmista, “et laudabilis valde: magna virtus tua, et sapientiae tuae non est numerus” (I, 1).
In questa tesina, esaminerò i primi quattro Libri delle Confessioni. Senza riserva, Agostino introduce i suoi lettori alle realtà disordinate del suo mondo adolescenziale, alla natura del suo peccato, e alla provvidenza di Dio, sempre presente durante la sua gioventù peccaminosa. Le parole delle Scritture sono messe in rilievo in ogni pagina con la cura pastorale dell’interesse e dell’ansietà di un vescovo per il suo gregge; esse parlano della misericordia di Dio che accompagna il peccatore sul sentiero della conversione. In particolare ci sono le parole di san Paolo che rammentano al lettore il ruolo del predicatore (per es. il vescovo)che proclama la buona notizia della redenzione affinché l’uomo conosca il Signore, creda in Lui, e sia guarito.

1. Memoria
1) Agostino ricorda la radice del proprio disordine e i repentini segni della provvidenza di Dio
2) La memoria svolge un ruolo importante
3) L’uomo incontra Dio nella sua memoria … il cuore della sua esistenza
2. L’antropologia teologica di Agostino
1) Il cuore dell’uomo è diretto essenzialmente a Dio
2) L’adempimento dell’uomo è solo in Dio
3) Tu ci hai creati per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te (I, 1)
4) Comunque, l’uomo cerca la sua soddisfazione nei piaceri transeunti della realtà creata.
3. La realtà disordinata dell’umanità caduta caratterizza l’ambiente d’infanzia di Agostino
1) Agostino voleva piacere a se stesso e agli occhi degli uomini.
2) I suoi insegnanti
3) La pubertà e la concupiscenza
4) La sua gioventù è un deserto, una terra riarsa
5) “Il mio peccato era questo: di cercare me stesso e altre soddisfazioni, grandezza e verità, non in Lui, ma nelle sue creature. In questo modo precipitavo nei dolori, nella confusione, negli errori” (I, 20).
6) “Chi entra in Te entra nel gaudio del suo Signore, non avrà timori e si troverà beato nel Sommo Bene. Io mi allontanai da Te, o Dio mio, disperdendomi e mi persi, nella mia adolescenza entrai vagabondo troppo lontano dalla Tua stabilità e così divenni a me stesso regione di miseria” (I, 10).
4. Il peccato
A) La vita è una lotta continua; i peccati non pentiti della gioventù sono le radici dei peccati futuri.
1) I negozi degli uomini sono come i giochi dei ragazzi.
2) “Infatti queste stesse debolezze sono quelle che dai pedagoghi e dai maestri, dalle noci, dalle palline e dai passeri, passano ai prefetti e ai re, all’oro, ai campi, ai servi, seguendo il succedersi delle età più adulte, come alle verghe succedono supplizi più gravi” (I, 19).
B) Il furto delle pere
1) Il peccato “divertito” a causa di se stesso
2) La condizione umana caduta
3) L’avvenimento fondamentale nella vita disordinata di Agostino
4) Il dramma della creazione caduta in miniatura.
5) Adamo ed Eva … la mela; Agostino … le pere.
5. La Provvidenza Divina
1) Dio ha creato Agostino
2) Gli ha dato una buona famiglia e una madre santa.
3) Agostino ha imparato a pregare dagli anziani: “Trovammo, tuttavia, o Signore, uomini che T’invocavano ed imparammo da essi, come del resto vagamente Ti sentivamo nel nostro cuore, che esiste un Essere grande che può, anche senza mostrarsi ai nostri sensi, esaudirci e soccorrerci” (I,9).
4) La grammatica e la retorica
5) La grazia l’ha preservato
6. L’Uso delle Scritture
1) “the whole work af Augustine owes its very flesh, its very bones and marrow, to the word of God. His whole vocabulary is permeated by the rich and somewhat crude speech of the old translations of the Bible,” Fredric Van der Meer, Augustine the Bishop: The Life and Work of a der Meer, Augustine the Bishop: The Life and Work of a Father of the Church, trans. B. Battershaw and G. R. Lamb, (London: Sheed and Ward, 1961), p. 343.
Tutto il lavoro di Agostino è molto debitore alla parola di Dio che ne costituisce carne, osso e midollo. Tutto il suo vocabolario è basato sul ricco e, in qualche modo, crudo discorso dell’antica Alleanza (alla lettera traduzione) della Bibbia.
2) “[Augustine ] had come to believe that the understanding and exposition of the Scriptures was the heart of a bishop’s life. His relations with the Scriptures, therefore come to form a constant theme throughout the Confessions,” Peter Brown, Augustine of Hippo, New York: dorest Press, 1986), P. 162. “It is not surprising that the Confessions, suffused as they are with a drammatic sense of God’s interventions in Augustine’s life, are studded with the language of the Psalms,” p. 174.
“Agostino ha creduto che la comprensione e l’esposizione delle Scritture fosse il cuore della vita del vescovo.
La sua relazione con le Scritture dà vita a temi costanti che informano del tutto le Confessioni. Non è sorprendente che le Confessioni, pensate e abbellite con il linguaggio dei Salmi, siano inondate da un senso drammatico dell’intervento di Dio nella vita di Agostino”.
3) Le Confessioni sono una preghiera, un’esortazione; un vescovo che predica al suo gregge; un sermone sul peccato, conversione e perdono.
4) I Salmi sono un’espressione appassionata di peccato e di colpa, un canto di ringraziamento per la misericordia e la provvidenza.
5) Il Vangelo di S. Matteo è una descrizione del regno dei cieli che spetta ai converti all’amore.
7. Romani 10: 14 “Ora, come potranno invocarlo senza avere prima creduto in Lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza che uno l’annunzi?”
1) Antropologia teologica
2) Come l’uomo può lodare il Signore senza conoscerlo? Come lui può conoscerlo senza che Dio si sia rivelato? Come il Signore si rivela, eccetto per il suo Figlio, e qual è il ministero del predicatore?
3) Il processo di rivelazione = exitus et reditus
4) Esso non funziona senza il predicatore che proclami la Parola di Dio
8. Monica la Predicatrice
1) L’esperienza fondamentale d’Agostino con Dio dipende dal ministero evangelico di Monica.
2) “e di chi erano, se non Tue, quelle parole che Tu facevi risuonare alle mie orecchie per bocca di mia madre, tua serva fedele?” (II, 3).
9. Conclusione

Proprio consapevole che gli uomini non possono credere quello che non conoscono e che non possono conoscere quello che non hanno sentito, il Predicatore e Pastore d’Ippona scrive le sue Confessioni per il suo gregge pellegrino … tanto in Africa settentrionale quanto per il mondo latino. Come Agostino osserva: “non certo a Te, Dio mio, ma parlando a Te, li racconto agli altri uomini, al genere umano, per quanti pochi possano essere quelli che leggeranno questi scritti” (II, 3). Quindi, le Confessioni sono niente di meno che un gran sermone sulla misericordia e sulla conversione, predicato al popolo di Dio. Dunque, le Scritture, la fonte dell’ispirazione del predicatore e il fondamento della sua proclamazione evangelica, marcano ogni pagina. L’uso d’Agostino dei Salmi specialmente risuona con la preghiera profonda d’un peccatore redento gratuitamente da Dio.
Agostino registra i suoi peccati non affinché, per le sue avventure infantili e giovanili, qualcuno possa deriderlo, per i suoi sbagli, ma affinché tanto lui quanto gli altri possano venire ad amare e lodare il Dio che perdona: “Voglio ricordare le mie passate sozzure e le cadute della mia anima a causa della corruzione della carne; non perché le ami, ma per amare Te, Dio mio” (II, 1).

10. Esegesi dottrinale dei Libri III e IV
1) Interiorità
> “Avevo dentro di me un appetito insensibile al cibo interiore, a Te stesso, Dio mio” (Conf. III, 1, 1).
> “E Tu eri più dentro di me della mia parte più interna e più alto della mia parte più alta” (III, 6, 11).
> “M’imbattei in quella donna avventata e sprovvista di saggezza, costei mi sedusse perché mi trovò fuori” (III, 6, 11).
> “Dov’è? Dove si assapora la verità? È nell’intimo del cuore, ma il cuore errò lontano da Lui (IV, 12, 18).
> “Rientrate nel vostro cuore, prevaricatori, e unitevi a Colui che vi ha creati” (IV, 12, 18).
> “E si dipartì dagli occhi affinché tornassimo al cuore dove trovarLo” (IV, 12, 19).
>
2) Confessio – Lode
> “Ma Ti confesserò ugualmente le mie infamie a tua lode” (IV, 1, 1).
> “Permettimi, concedimi di percorrere col ricordo presente gli antichi percorsi del mio errore e di immolarTi una vittima di giubilo” (IV, 1, 1).
> “Quis Laudes tuas enumerat unus in se uno quas expertus est?”. Chi può da solo enumerare i tuoi vanti, che in sé solo ha conosciuto? (IV, 4, 8).
3) Confessio – Misericordia
> Dio mio, misericordia mia” (III, 1, 1).
> “Pure, la tua misericordia mi aleggiava intorno fedele, di lontano” (III, 3, 5).
> “O sconfinata misericordia mia, Dio mio, rifugio mio” (III, 3, 5).
> “Dio mio, lo confesso davanti a Te, che avesti misericordia di me quando ancora non Ti confessavo” (III, 6, 11).
> “È bene confessare Te, Signore, e dirti: Abbi misericordia di me, sana la mia anima, perché ho peccato contro di Te” (IV, 3, 4).
> “Eppure era il mio stato e non arrossisco, Dio mio, di confessarTi gli atti della Tua misericordia verso di me ed invocarTi, come non arrossii, allora, di professare davanti agli uomini le mie bestemmie latrando contro di Te” (IV, 16, 31).
4) Confessio – Perdono
> “E così si ritorna in Te con la pietà umile, e Tu ci purifichi dalla cattiva abitudine, indulgente verso i peccati che si confessano” (III, 8, 16).
> “La mia anima si confessa a Lui e Lui la sana, perché ha peccato contro di Lui” (IV, 12, 19).
5) Confessio – Racconto
> “Tralascio molti altri episodi per la fretta di giungere a quelli che più mi urgono perché li confessi” (III, 12, 21).
> “Da dove riconosco, da dove traggo la certezza nel confessarti che l’amai più per l’amore di chi Lo lodava, che per le ragioni di tante lodi?” (IV, 14, 23).
> “Ma perché parlo di queste cose? Non è tempo, questo, di porti domande, bensì di farTi le mie confessioni” (IV, 6, 11).
11. Sentenze chiavi nel rapporto con Dio
> Tu eri più dentro di me della mia parte più interna e più alto della mia parte più alta” (III, 6, 11).
> “Il male non è se non privazione del bene fino al nulla assoluto” (III, 7, 12).
> “Infelice è ogni animo avvinto d’amore alle cose mortali” (IV, 6, 11).
> “Non c’è vera amicizia, se non quando l’annodi Tu fra persone a Te strette col vincolo dell’amore” (IV, 4, 7).

Dott. P. Michele Bianco

Web Designer Giordano Stanislao


 
Home | Contattaci | Biografia | Filosofia | Teologia | Letteratura Italiana

Scienze dell'Antichità | Premi | News | Link

 

© Copyright © 2002 Padre Michele