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Ludovico Geymonat : “Storia del pensiero
filosofico scientifico” ed. Garzanti 1970
| “In tempi recenti si è manifestata una
diffusa tendenza a relegare la filosofia entro i problemi dell’anima
lasciando alla scienza la responsabilità di fare progredire la nostra
conoscenza del mondo, quasi che i due compiti siano separabili l’uno
dall’altro. Noi siamo fermamente convinti che questo modo di procedere sia
in aperto contrasto con lo sviluppo più significativo del pensiero antico e
moderno, e stia proprio alla radice della grave crisi da tutti denunciata
nella cultura odierna tanto in quella cosiddetta umanistica (che in pratica
ignora Maxwell, Einstein, Planck, come fino a qualche tempo fa ignorava
Newton e Buffon, se non Galileo), quanto in quella specificamente
scientifica (che spesso si trova ad operare i risultati delle scienze senza
sapere e senza chiedersi da quali travagli culturali siano nati). La lotta
aperta contro l’anzidetta tendenza appare quindi come uno dei primi,
indispensabili passi per il superamento di tale crisi”. |
| P. Jordan:”Fisica
del secolo XX” ed. Sansoni 1940 |
“le nuove concezioni che sono sorte dalle
esperienze fisiche quantistiche e dalla loro elaborazione teorica
significano la liquidazione dell’immagine materialistica del mondo che si
era sviluppata nella scienza classica occidentale, derivante dalla filosofia
materialistica greca”.
E qualche pagina più avanti:
“… uno dei tratti più appariscenti della raffigurazione materialistica del
mondo è definitivamente liquidato, mentre la teoria positivistica ne viene
giustificata e confermata in maniera decisiva”.
Anche sul problema della realtà fisica, in posizione coerente con la
filosofia positivistica, Jordan condivise sempre le idee del suo maestro
Born. Così , per esempio, scrive in un suo libro:
“ l’atomo, ora, non ha più le proprietà, direttamente percettibili alla
vista e al tatto, degli atomi di Democrito; ma, sprovvisto di tutte le
qualità sensibili, e soltanto caratterizzabile con uno schema di formule
matematiche”.
E ancora:
“La situazione nata dai paradossi della fisica quantica può essere
considerata un abbandono delle speranze coltivate dalle vecchie generazioni
dei fisici; si può dire che è stata introdotta una rinuncia alla
rappresentazione classica della realtà”. |
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