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Cercar di chiosare un testo, ch’è, spesso, il macrocosmo
dell’autore, non è mai cosa facile; le difficoltà, poi, aumentano se ci si
trova di fronte ad un’opera ponderosa e dotta, qual è quella di Luciano
Chiappino, sulla millenaria storia degli Estensi.
Gli angusti limiti di spazio, non permettono di poter
realizzare una recensione attenta, puntuale ed analitica, d’un voluminoso
saggio, realizzato in omnibus suis partibus, con onestà intellettuale
e rara acribia scientifica.
In ventun corposi capitoli, l’autore affronta la ricca e
complessa storia di Casa d’Este, basando la sua ricerca sui rapporti
ermeneutici delle fonti, della documentazione, e degli studi più
accreditati, sia nazionali che esteri. Stabilisce come terminus a quo
quello delle origini (secolo IX - 1264) e, dopo aver percorso un intero
millennio, come terminus ad quem Francesco V(1846 – 1859), che
interrompe la serie dei duchi.
Orbene, seguire, undique versum et lento gradu,
l’insigne studioso è impossibile, sia nell’elaborazione del suo trattato,
ch’è un’opera vera e propria, sì straordinariamente composita, grandiosa e
gigantesca – ma sempre comunque chiara, lineare e avvincente – sia nella
successione degli eventi, che coprono un arco di tempo di dieci secoli di
storia.
Perciò, dopo aver appalesato la metodologia scientifica,
usata dall’autore nella scelta e selezione delle fonti bibliografiche,
cercheremo di cogliere, hinc inde, gli elementi che ci sembrano
fondamentali nell’intera economia della laboriosa fatica storica del
Chiappini.
L’autore entra subito in medias res, saltando a pié
pari premessa o introduzione, dacché, il primo capitolo, indica
lapalissianamente, la scelta dei percorsi ermeneutici ed euristici che
applicherà nel prosieguo del lavoro.
Le origini della Casa d’Este affondano le loro radici “nella
nebbia dell’Alto Medioevo”, afferma l’autore, “ e non meraviglia che
antichi cronisti e storici [in chiave di celebrazione encomiastica, n. d.
r.] le abbiano fatte risalire addirittura a Carlo Magno, alla famiglia
romana degli Acci, agli Etruschi, compilando genealogie cortigiane, intese a
soddisfare la vanità e a sollecitare l’orgoglio mai abbastanza appagato dei
loro signori” (p.1). Gli Estensi trasferitisi dai colli d’Este a Ferrara e,
indi, a Modena, esercitarono una notevole influenza, per oltre seicent’anni,
sulle sorti dell’Europa del tempo, e fu enorme il peso ch’ebbero, per ancora
più lunghi corsi d’anni, sull’assetto dello status quo della nostra
penisola, sopra tutto per gli Stati del settentrione.
Le compilazioni della seconda metà del XVI secolo - tutte
orientate a dimostrare la “precedenza “ tra Ferrara e Firenze, epperò
dichiaratamente encomiastiche – diedero vita, e specie da parte degl’in
numeri zelatori dell’una e dell’altra casata, a grand’impegno di studi e di
ricerche, ma non furono, purtroppo, pari all’alta tradizione storiografica
in materia, come avvenne, invece, per la storia teutonica di quegli anni.
Così, in questo clima celebrativo, mirante a stabilire
priorità o precellenza fra le città dianzi citate, principiarono le
Historie Ferraresi del Sardi e le Genealogie del Faletti e del Pigna (quest’ultimo
anche autore d’un’Historia), che, non affidandosi ad alcun criterio
selettivo delle fonti, spesso in evidente contrasto fra di esse, approdarono
alla strada più facile della “favola mitologica”.
Perciò sapere come qualmente sia stata la prima fase della
storiografia estense, non sarà, forse, mai possibile.
A metter ordine nella congerie delle genealogie estensi fu
Ludovico Antonio Muratori, chiamato da Milano, dov’era bibliotecario
all’Ambrosiana, a Modena, per tale preciso scopo, dal duca Rinaldo.
Il Muratori, fra il 1702 e il 1707, lavorò, alacremente,
confrontandosi - e spesso scontrandosi! – col grand’erudita Goffredo
Guglielmo Leibniz, che, in quegli anni stava effettuando ricerche a Modena e
altrove sulla comune origine estense delle due case di BrunswicK e d’Este.
Nel 1717 il Muratori pubblica il primo volume delle Antichità
Estensi (il fascicolo vedrà la luce nel 1749, dando vita ad un)opera il
mutatis mutandis ancora oggi indispensabile per uno studio serio e
documentato sulla casa d’Este, la cui origine – afferma lo storico – non è
da ascriversi alla Grecia o a Roma, ma ai Longobardi, e più precisamente, al
ramo bavarese.
Il Muratori sosteneva la derivazione degli Obertenghi e
degli Estensi da Bonifacio I, conte e duca di Toscana nell’813; ma oggi,
alla luce di nuovi studi e ricerche, tale ipotesi è stata accantonata.
È con Alberto Azzo II (996 – 1097), figlio unico di Alberto
Azzo I, che principia la stirpe dei marchesi estensi dopo che si
trasferiscono ad Este gli Obertenghi di cotesto ramo.
Da questo momento la storia dinastica estense è certificata e documentata
irrefutabilmente.
I temi e i motivi affrontati nel saggio sono molteplici e tutti
fondamentali.
Così, nel secondo capitolo, nella celebrazione della vita
nella corte estense a Este e Ferrara, è dedicato ampio spazio ai poeti e
trovatori provenzali, intenti a cantar le laudi di Giovanna d’Este e a
magnificare le virtù del loro signore. Vi troviamo Peire Guilhem de Suserna,
Uc de Saint – Circ, Aimerie de Peguilhen, e altri. Il capitolo terzo, poi,
presenta un’efficace sintesi della cultura e della vita di corte, a Ferrara,
nel XIV secolo, soffermandosi sui rapporti fra Ugo d’Este e il Petrarca; sul
tema dell’amore per la cultura, l’arte e le lettere a Ferrara, centro della
vita umanistica indugia, anche, nel quinto capitolo. Nel sesto capitolo,
nella descrizione della cultura, delle lettere e delle arti, troviamo una
dettagliata informazione sulla famosa “Bibbia di Borso”: un’opera d’arte di
straordinario valore che celebra, anche, la vita di corte nei suoi tripudi.
Nel settimo c’imbattiamo nello sviluppo urbanistico di Ferrara,
prescindendo, ovviamente, dagli avvenimenti politici, trattati, qui come
altrove, con ampia dovizia di particolari. Col capitolo nono, ormai al
tempo della riforma, scopriamo la sensibilità culturale del duca Ercole I
verso i riformatori e la sua liberalità verso gli ebrei; prova n’è il fatto
che, Ferrara, fu scelta come sede del Congresso Rabbinico Italiano, che si
celebrò il 21 Giugno 1554. Nel decimo capitolo è descritto, ampiamente, il
terribile terremoto a Ferrara nel 1570; particolarmente interessante è il
capitolo undicesimo, che descrive la fine dell’autonomia comunale coll’istaurazione
del governo assoluto degli Estensi e la soppressione delle arti e delle
corporazioni; descrive, altresì, l’agricoltura, il problema idrico, e via
enumerando. Non mancano i riferimenti culturali a Ferrara. Guarini e Rodolfo
Agricola, il platonismo, l’università, il teatro, la poesia, con Boiardo,
Ariosto e Tasso ecc. . Il capitolo quindicesimo ci offre uno spaccato della
vita culturale e civile di Modena, capitale d’un piccolo ducato; il
diciassettesimo presenta l’opera di Ludovico Antonio Muratori e di Goffredo
Guglielmo Leibniz, in polemica colla corte romana. Col capitolo diciottesimo
siamo, ormai, all’occupazione di Modena da parte degli austro–piemontesi;
col diciannovesimo all’invasione francese del 1796 e l’esilio del duca
Ercole Rinaldo III a Venezia e Treviso; col capitolo ventunesimo, infine, si
chiude la successione dinastica con Francesco V, che torna privato
cittadino, e si narrano le successive vicende del nome d’Este.
S’è tentato di ripercorrere, a volo d’uccello, soltanto
alcuni avvenimenti, fra i tanti descritti nei singoli capitoli, omettendo i
riferimenti ai fatti politici che costituiscono la sostanza dell’intera
opera.
La probatio caso per caso, l’apporto di fonti
d’oltralpe e la loro comparazione; l’argomentum ex dissonantiis
e l’argomentum ex silentio, collocati nella loro giusta
interpretatio; il sitz im leben che considera i nessi e le
concause degli eventi, mai in senso meramente evenemenziale – ma a partire
dall’imprescindibile nesso eziologico che li unisce – rendono il libro un
modello di ricerca esemplare.
Esso, infine, è impreziosito da numerose tavole genealogiche
ed illustrazioni riportate nel testo, dall’utilissimo indice dei nomi, e
dalla dotta e scelta bibliografia, che correda ogni singolo capitolo.
Non ci resta che rivolgere, ammirati, i nostri elogi
all’illustre studioso, per un’opera di facile e piacevole lettura,
nonostante il rigore esegetico della ricerca e la complessità delle
tematiche e delle vicende dinastiche Estensi, sviluppate nell’arco della
loro storia millenaria. |