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Riflessioni Teologiche e Filosofiche (a cura del dott. don Michele Bianco)
| La Cristologia del Corso
Fondamentale sulla fede di K. Rahner. |
Al carissimo don Gerardo
Capaldo che, con abnegazione e profonda passione, dirige il settimanale
cattolico “il Ponte”, della Diocesi di Avellino, non ho potuto dir di no
quando, con disarmante semplicità, per il tramite della professoressa Maria
Bove, m’ha fatto pervenire la richiesta di collaborare alla sua rivista, con
argomenti di tipo teologico, raffrontandoli con la filosofia, giusta il
brocordo che potrebbe ricavarsi come sintesi del pensiero di Tommaso d’Aquino;
“oportet philosophari in teologia”.
Pertanto considerando il tempo pasquale che stiamo vivendo, e la necessità
d’un nostro personale rapporto con Gesù Risorto, vorrei proporre in sintesi
la Cristologia del Corso Fondamentale sulla fede di K. Rahner, che,
conciliando le due cristologie, dall’alto e dal basso, offre spunti di
meditazione sempre attuali per il credente.
Lo scopo della mia “tesina” è di far vedere come le due cristologie di K.
Rahner, dall’alto e dal basso, si relazionano a vicenda, soprattutto nella
sua opera “Corso Fondamentale della Fede”.
In questa analisi tento di sottolineare soltanto alcuni punti principali che
andrebbero ripresi, e che meriterebbero un approfondimento. Per mancanza di
spazio non sono discussi, in questa sede, tutti i problemi scaturiti
dall’articolazione del pensiero di Rahner.
Dopo un breve excursus sul “Corso Fondamentale” e sulla sua cristologia, i
temi qui esposti sono: la concezione evolutiva del mondo e la cristologia;
la comprensione della storia del Cristo prepasquale; la teologia della morte
e della risurrezione di Gesù; il contenuto, la validità e i limiti della
cristologia classica; e, infine, il rapporto personale del cristiano con
Gesù. |
| 1.0 Il “Corso Fondamentale
sulla fede” |
E’ lo stesso teologo a farne la
presentazione (K. Rahner, Sollecitudine per la Chiesa – Nuovi Saggi –
III, p. 56 s trad. it. Roma 1969).
Principia, fin da subito, a spiegare il titolo e l’intento del libro. Per
quanto riguarda il primo aspetto Rahner aveva pensato soltanto ad
un’”introduzione al Concetto di Cristianesimo”, accogliendo, però,
immantinente la suggestione dell’editore di aggiungere: “Corso Fondamentale
sulla Fede”. (Il titolo originale è,: GRUNDKURS DEL GLAUBENS. EINFUHRUNG
IN DEN BEGRIFF DES CHRISTENTUMS). Questo titolo sembrerebbe conferire
all’opera un carattere catechetico, e però destinata a tutti. Nondimeno, al
contrario, presenza lvello di scientificità che “presuppone la fatica del
concetto per esser capito”. L’intento è quello di riflettere il
cristianesimo sull’unità globale e sulla connessione profonda di tutto
quanto esso predica. Non è, dunque, un “catechismo popolareggiante”. |
| 2.0 La Cristologia nel “Corso
Fondamentale”: |
Nel CRUNDKURS (nel testo
originale) ci sono 135 pagine esplicitamente dedicate alla Cristologia (esse
diventano 178 nella traduzione italiana). Possiamo dire, dunque, che la
Cristologia è il centro e il culmine del libro. Le pagine sull’antropologia,
su Dio, peccato, rivelazione e sulla storia della salvezza ne sono il
preludio; e i trattati sulla Chiesa, sui sacramenti e sull’escatologia le
sue conseguenze (il terminus a quo et ad quem).
Rahner sottolinea l’importanza della “cristologia dal basso” per
giustificare la nostra fede in Cristo, cioè, l’incontro con Gesù di Nazareth
della storia. La presentazione del teologo non lascia spazio al putativo:
“la cristologia dal basso”, la “cristologia ascendente” è quindi legittima e
necessaria, e la teologia tradizionale lo hai infatti sempre sostenuto, dal
momento che sviluppava un trattato “De Cristo legato divino”. In questo
senso, la cristologia esposta nel suo libro vuol essere tradizionale, e lo
è, in quanto si chiede anzitutto chi sia Gesù, che cosa abbia predicato e
come debba essere interpretato. Però, a suo dire, la cristologia
tradizionale si spingeva così avanti da considerare Gesù, nella sua parte
teologico-fondamentale, solo sotto il concetto astratto e formale, quasi
ipostatizzato, di un profeta divinamente accreditato, per poi mostrarsi
convinta di trovare le affermazioni sulla sua umanità e divinità,
sull’incarnazione e sull’unione ipostatica …La tesi, di fondo del libro di
Rahner è: che Gesù predica che è presente in Lui, nella sua persona e
dottrina, il regno di Dio – vale a dire l’autocomunicazione soprannaturale
divina -; e non è presente solo come offerta alla libertà dell’uomo, bensì è
giunto in maniera vittoriosa e irreversibile, si è realmente imposto in
virtù di Dio. Cosicché, nella storia, è stata irrevocabilmente pronunciata
la parola ultima e definitiva della grazia, una parola che nella
resurrezione di Gesù (quale accettazione definitiva di Gesù nella sua
solidarietà con gli altri uomini) è diventata la parola insuperabile e
definitiva di Dio nella storia. (Cf. Fede e Chiesa, p. 66-67). |
| 3.0 Concezione evolutiva del
mondo e cristologia. |
La tesi di Rahner sembra
giustificare questo punto di partenza, vale a dire, analizzare la
possibilità trascendentale da parte dell’uomo di prendere in considerazione
un messaggio di un Dio-uomo. Una volta incontrato Gesù come Cristo, l’idea
di una venuta di Dio nella storia diventa più comprensibile e accettata. Una
Cristologia ascendente conduce a quella discendente (cf. Corso Fondamentale
p. 236-237).
E’ da notare a questo punto che in Rahner non c’è un esclusivismo dell’una o
dell’altra cristologia. La cristologia ascendente non rappresenta la sua
unica prospettiva. Nei suoi scritti è presente anche quella inversa, cioè,
la prospettiva discendente o dall’alto. Quest’ultima è chiaramente evidente
laddove l’autore segue lo schema di riflessione cristologia del prologo
giovanneo: “Il Verbo si fece carne” [Gv 1,14] (Cf. Teologia
dell’Incarnazione e di Mariologia, p. 93-122). E lo scopo di questo breve
saggio consiste nel dimostrare che nel corso fondamentale ambedue vadano di
pari passo. Qui sorge il problema che, secondo alcuni teologi la Cristologia
rahneriana sarebbe il risultato d’una sua ermeneutica trascendentale, d’una
volontà di trovare sempre un ristoro antropologico-trascendentale; in quest’analisi
negativa, perciò, la divinità di Cristo sarebbe sottovalutata.In tal senso
B. Mondini analizza in generale la Cristologia di Rahner collocandola sotto
la base del trascendentalismo Kantiano, dell’idealismo hegeliano e
dell’esistenzialismo heideggeriano. Afferma, infatti, che queste categorie
applicate al caso di Gesù sembrano compromettere seriamente la gratuità
dell’incarnazione del Figlio di Dio (Cf. Le Cristologie moderne, Paoline,
Roima, 1976, p. 64).Sarebbe però un errore attribuire a Rahner
l’affermazione che l’incarnazione sia deducibile dalla natura dell’uomo in
quanto aperto alla trascendenza. L’incarnazione può diventare realtà solo
grazie ad una libera scelta e ad un’iniziativa gratuita di Dio. Rahner
afferma che l’uomo storico è in attesa del mistero dell’incarnazione.
Perciò, la Cristologia diventa la perfetta realizzazione, l’assoluto
compimento dell’antropologia. E’ questa la tesi di Ignazio Sanna sviluppa
più dettagliatamente questo problema e, dunque, ci presenta una conclusione
più precisa: “Rahner non ha voluto sottovalutare la divinità di Cristo, ma
ha voluto scoprire nell’uomo la dimensione soprannaturale della sua
esistenza in cui più facilmente inserire la realtà di Cristo, come salvatore
e ricapitolatore di questa esistenza”. (Cf.La Cristologia antropologica di
P. Karl Rahner, Paoline, Roma, 1970, p.336). |
| 4.0 La comprensione della
storia del Cristo prepasquale. |
Rahner si pone di fronte a quest’interrogativo:
“Un Salvatore Assoluto, Uomo/Dio, Logos incarnato, è un pensiero che può
oggettivarsi ed epifarizzarsi o è soltanto un’idea?”. E’ certo che noi
possiamo illustrare la possibilità trascendentale di un’idea del genere
soltanto riflettendo sul fato sperimentato, sulla datità concreta e cioè,
sulla fede effettiva in Gesù in quanto Cristo. Dunque, la questione è se l’autopromessa
assoluta dell’autocomunicazione definitiva da parte di Dio al mondo al mondo
si sia già <<verificata>> oppure sia un punto della nostra speranza. Se
assoluta dell’autocomunicazione definitiva da parte di Dio al mondo si sia
già <<verificata>> oppure sia un punto della nostra speranza. Se e perché
possiamo credere per fede che solo Gesù di Nazareth è il mediatore assoluto
della salvezza, della concretezza storica dell’autocomunicazione assoluta di
Dio al mondo? Il problema adesso oscilla tra fede e evento storico. La fede
cristiana presuppone che tale evento sia assolutamente vero e reale. Il
Cristo della salvezza non può essere una creazione della fede: sarebbe un
mitologema. La nostra fede nel Salvatore Assoluto non può disinteressarsi
della storia del Gesù prepapasquale e della comprensione che egli ebbe di
sé. Ed anche l’autocomprensione del Gesù non può contraddire la comprensione
cristiana della sua persona e del suo significato salvifico. Non dobbiamo
esigere a priori a priori e con sicurezza che in sé, stessa e soprattutto
per noi, la sua autocomprensione prepasquale combaci già in maniera univoca
e positiva con il contenuto della fede cristologia (cf. Corso Fondamentale,
p. 306-307). Per quanto riguarda i presupposti storici minimi che occorre
stabilire dal punto di vista teologico fondamentale per una Cristologia
ortodossa, Rahner afferma che:
a) Gesù non si è ritenuto semplicemente uno dei molti profeti, bensì ha
inteso di essere il Profeta escatologico, il Salvatore assoluto e
definitivo.
b) E che questa pretesa di Gesù risulta per noi credibile quando, partendo
dalla nostra “graziosa” esperienza trascendentale dell’autocomunicazione
assoluta da parte del Dio Santo, nella fede, guardiamo all’evento che media
il Salvatore in tutta la sua realtà: la Risurrezione di Gesù.
Le cose che, in base all’esegesi, possono esser sostenute come conoscibili e
conosciute circa il Gesù prepapasquale sono che:
a) Gesù visse nell’ambiente religioso del suo popolo con semplicità; e esso
lo accettò come legittimo profeta mandato da Dio; e volle essere un
“riformatore” religioso, e non un rivoluzionario.
b) Che Gesù fu un riformatore radicale: spezzò il dominio della legge,
agendo alla strega di Dio; combatté il legalismo; ebbe coscienza di essere
radicalmente vicino a Dio…
c) Che tentò una “conversione” del suo popolo, ma scoprì gradualmente di
giungere a un conflitto mortale con la società politica e religiosa.
d) Che accettò la possibilità della sua morte come conseguenza della fedeltà
alla sua missione imposta da Dio e da lui liberamente scelta.
e) Che la predicazione volle spingere alla conversione, (metànoia) a motivo
e nell’imminenza del Regno di Dio e, perciò volle radunare i discepoli che
lo seguirono. Anche qui, sotto il profilo storico, molte cose di Gesù son
destinate a rimaner aperte: se Egli abbia avuto una coscienza messianica
somatizzata e verbalizzata; quali dei nomi che nel N.T. vengono dati a Gesù
corrispondono alla sua autocomprensione, e se abbia attribuito alla sua
morte una funzione soteriologia; se abbia previsto una comunità nuova come
nuovo Israele…
Gli altri problemi affrontati da Rahner sono:
1. l’autocoscienza veramente umana di Gesù e il problema del monofisismo;
2. il problema dell’”attesa prossima” e la possibilità dell’errore di
calcolo in Gesù;
3. il messaggio di Gesù sul Regno di Dio quale proclamazione definitiva
della salvezza;
4. il legame tra il messaggio e la persona di Gesù;
5. Gesù prepasquale con il suo destino di morte;
6. Il valore teologicofondamentale del miracolo nella vita di Gesù.
I problemi che andrebbero sviluppati sono:
· Approfondire, per esempio, il problema del Gesù storico e la sua
autocomprensione; confrontare il pensiero di Rahner con le altre opinioni
come quella di Bultmann che afferma “Io sono del parere che noi non possiamo
sapere più nulla della vita e della personalità di Gesù, poiché le fonti
cristiane non si sono interessate al riguardo se non in modo molto
frammentario e con taglio leggendario, e perché non esistono altre fonti su
Gesù: (R. Bultmann, Gesù, Queriniana, Brescia, 1972).
· E ancora il problema dell’autocoscienza umana di Gesù: il rapporto fra
l’ego umano psicologico e la persona ontologica del figlio. “E’ difficile
concordare con Karl Rahner quando, parlando del centro umano di attività e
dell’autocoscienza umana del Logos, egli scrive che ’essa sta davanti al
Verbo in un atteggiamento autenticamente umano di adorazione e di
ubbidienza…’ L’ego umano psicologico non può essere separato dalla persona
ontologica del Figlio. Adorazione e obbedienza appartengono al
Figlio-nella-umanità e si indirizzano al Padre”. (Cf. Jacques Dupuis,
Introduzione alla Cristologia, Piemme, 1975).
· E poi come mai la Salvezza, cioè, di noi stessi nel nostro profondo e
nella nostra totalità, possa dipendere da una verità storica?
· Perché Rahner usa pochi argomenti di esegesi biblica?
· C’è differenza tra l’oggetto o il fondamento della fede degli Apostoli e
la nostra ? Perché? |
| 5.0 La teologia della morte e
della Risurrezione di Gesù |
La croce è segno della definitiva
risposta di Gesù, in libertà, a Dio.
Perciò è nella croce che le cristologie ascendente e discendente del Corso
Fondamentale trovano il loro punto più alto. In generale gli aspetti
sviluppati da Rahner sono in sintesi, i seguenti:
· non si può studiare isolatamente la morte e la risurrezione di Gesù: ci
sono due realtà con un rapporto intrinseco. La morte di Gesù si supera nella
risurrezione, e questa non è l’inizio di un nuovo periodo della sua vita,
bensì quella definitiva e perenne.
· Il problema della speranza trascendentale e la risurrezione di Gesù: ogni
uomo compie liberamente l’atto della speranza nella sua propria
risurrezione, per un’accettazione o un rifiuto, perché ogni uomo vuole dire
di sì a sé stesso in relazione alla definitività, alla validità permanente
della sua unica totale esistenza.
· Il dato categoriale della risurrezione di Gesù è un’attestazione della
nostra speranza trascendentale. E però possiamo udire la testimonianza di
coloro che hanno “visto” il risorto e stabilire tra l’esperienza apostolica
e la nostra personale esperienza.
Gesù sa di essere l’assoluto portatore di Salvezza, con la sua vittoria
definitiva, escatologica.
I problemi che ancora dovrebbero essere lumeggiati sono:
· la morte come sacrificio;
· la speranza trascendentale e la risurrezione;
· Gesù che è presentato da Rahner come l’adempimento di ciò che ogni uomo
ricerca. La specificità del Cristo è salvaguardata nella sua cristologia
antropologica?
· Se il Logos esprime sé stesso nella natura umana di Gesù, fa mestieri che
nessun’opposizione alla volontà del Logos dovrebbe mai aversi. Se il Logos
compie la sua volontà anche nell’accettazione della morte, come si
giustificano la paura e la crisi in Gesù, essendo la sua espressione umana
quella del Logos? E’ quanto si chiede McDermott, in The christologies of K.
Rahner, in Gregorianum 67, 1986. (p.314)
· Quando la libertà umana di Gesù è vista come strutturata per accettare la
grazia (sotto l’influenza del Logos), in maniera tale che non ci sia la
possibilità di un rifiuto, com’è possibile adesso identificare questa
libertà come la nostra propria libertà? C’è ancora, in questa Cristologia
dall’alto, il pericolo dell’Apolinarismo o del Monofisismo: la realtà umana
di Gesù sarebbe totalmente mossa dal Logos come sua espressione (Cf.
McDermott, ibid., p. 315). |
| 6.0 Il contenuto, la validità
ed i limiti della Cristologia classica |
La Cristologia del Magistero è
quella del Logos che assume come sua una vera natura umana. E’ una
Cristologia discendente. “Dal momento che l’unico e medesimo soggetto-Logos
è sostanzialmente il detentore e portatore delle due “nature” (senza
mescolanza), possiamo denominarlo di volta in volta secondo una delle due
nature e attribuirgli le proprietà dell’altra natura. Quindi per esempio non
solo possiamo dire: il Figlio di Dio è onnisciente, ma anche: il Figlio
eterno è morto”.
La validità della Cristologia Classica:
· Impedisce di inserire Gesù come un profeta qualsiasi fra gli altri;
· Sottolinea che in Gesù Dio si è rivolto a noi in maniera unica e
insuperabile. |
| Problemi: |
· Gesù è visto come il Verbo di
Dio incarnato che è disceso fra di noi, di modo che tutto viene visto e
pensato a partire dall’alto e non verso l’alto; la frase “Gesù è Dio” può
essere intesa in senso monofisistico e mitologico se si identifica soggetto
e predicato, come nella proposizione: “Pietro è uomo”.
La vera incarnazione del Logos, dice Rahner, è certo un mistero che
sollecita l’atto della fede. Ma non è lecito appesantire questa fede con
fraintendimenti mitologici”.(Corso Fondamentale p.375).
Anche l’uso della parola persona per indicare il punto di unità nell’unione
ipostatica rimane formale e indeterminato, con il pericolo di
fraintendimento in senso monofisistico o monoteletico, soprattutto se usato
nel senso moderno.
La Cristologia Classica dell’incarnazione, nella sua formulazione esplicita,
non esprime in maniera chiara e immediata il significato soteriologico
dell’evento Cristo. Questo vale in particolare per la concezione
occidentale, alla quale l’idea dell’<assunzione> dell’intera umanità nella
realtà umana individuale di Gesù è abbastanza estranea (senz’altro a causa
dell’individualismo occidentale) (Cf. ibid. p. 377). |
| 7.0 Il rapporto personale del
cristiano con Gesù |
Rahner affronta il problema della
necessità di una relazione personale con Gesù Cristo, dacché il
cristianesimo non è semplicemente una teoria astratta. Essere cristiano
implica una dinamicità: “Sempre siamo cristiani per diventarlo, e ciò vale
anche di quella che chiamiamo relazione personale verso Gesù Cristo nella
fede, nella speranza e nell’amore”.
Anche chi non riesce a sperimentare la forza e realtà di quest’affermazione
è invitato a consegnarsi con pazienza, apertura e fedeltà allo sviluppo
della propria esistenza cristiana. Questo rapporto personale è un affidarsi
a Dio che comunica se stesso nell’unicità concreta di Gesù Cristo, così che
questo Dio diventa realmente l’absolutum concretissimum (Cf. ibid., p. 395).
Rahner illustra questo rapporto prendendo le mosse da due prospettive:
discendente e ascendente. In quella discendente ci fa vedere il significato
salvifico permanente dell’umanità di Cristo. “La realtà umana di Cristo dev’essere
sempre, per noi, la mediazione permanente al contatto con Dio”.
Indi l’unità avviene tra concreto amore del prossimo e amore di Dio. E
l’amore del prossimo deve svilupparsi verso la sua essenza piena e
accogliere espressamente il suo fondamento e il suo con-partner misterioso,
cioè Dio stesso, senza il quale l’intercomunicazione personale tra gli
uomini nell’amore non può attingere la sua profondità radicale e la sua
definitività. Questo è amore per un tu concreto, incontrato corporalmente, e
che successivamente trascende i limiti corporali per dirigersi verso un uomo
che è la mediazione dell’amore verso Dio: Gesù. |
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Conclusione: |
Bisogna tener presente che i
punti che ho appena analizzato non sono affatto il pensiero cristologico di
K. Rahner. Per aver una visione più completa è indispensabile la lettura di
tutti i suoi scritti ed è anche necessario conoscere altri autori che hanno
influenzato in qualche maniera tutto il pensiero filosofico e teologico di
K. Rahner, come S. Tomaso, Kant, Heidegger, P. Galtier, Billot, ecc.
Rimane ancora da trovare in un lavoro successivo e più dettagliato, l’esame
della questione se Rahner sia riuscito ad unire ambedue le cristologie nel
“Corso Fondamentale”. Alcuni studiosi hanno sottolineato alcuni problemi non
ancora chiarificati, e, per questo fatto concludono che lo sforzo di Rahner
di conciliare l’unità fra la Cristologia dall’alto e dal basso abbia
lasciato molte cose senza soluzione, come per esempio, la questione del
numero di esistenza in Cristo, la nozione di persona, di natura, e tutto il
problema dell’unità di Cristo. Ma son questioni complesse che tralascico,
sperando d’aver suscitato nel lettore la volontà d’approfondire il pensiero
d’un sommo teologo. |
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