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Michele Bianco
Letture filosoficheSaggi su Hegel, Sohn–Rethel,Bonaventura e Agostino
| Alfredo Guida - editore 2004 - , pp. 157, euro 12.Napoli
via Portalba, 19 |
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Il pensiero filosofico di Michele Bianco, mai avulso dal
problema esistenziale, nasce con lo studio del concetto: “v’è qualcosa
di divino” e trova un filo unitario che va dal pensiero di Hegel a
quello di Bonaventura, di Agostino e di Kant, cercando nelle creature la
relazione con Dio, una relazione trascendente dall’effetto alla causa.
Rosa Maucione |
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| Padre Michele Bianco (Baselice, 1966) ha conseguito
presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma,il baccalaureato in
Filosofia e Teologia, specializzandosi, sempre nell'nrbe, in Teologia
Dogmatica con indirizzo Cristologico alla Pontificia Università
Gregoriana.Si è, poi, lanreato in Filosofia e Lettere all'Università
degli Studi di Salerno. Studioso di filosofia e di letteratura italiana,
in chiave comparatistica, è redattore della rivista "Sinestesie" sugli
studi, le letterature e le arti europee, occupandosi, tra l'altro, di
Dante, Petrarca, Boccaccioe, consapevole che oportet philosophari in
theologia,ha approfondito i rapporti tra la teologia scolastica,le nuove
teologie e le filosofie contemporanee. Perito storico del Vaticano, ha
pubblicato (con De Simone Palatucci) il volume "Giovanni Palatucci: un
Olocausto nella Shoàh", Accademia Vivarium Novum, Montella 2003. È,
inoltre, autore di uno "Studio storico-critico sul martirio cristiano" (Montella
2004)
ISBN 88-7188-833-2 |
I tre Saggi, che si snodano attraverso una lettura
univoca - la linea filosofica dell'approccio alla ricerca - sono
apparentemente diversificati per l'impianto cronologico: Lavoro
intellettuale, lavoro manuale e Linguaggio, lavoro e comunità in Hegel,
difatti, sono stati elaborati alla fine degli anni '90, mentre il lavoro
su Bonaventura data gl'inizi del 2004; essi, però, costruiscono nella
loro struttura teorica un discorso di fondo unitario, segnato dal
tentativo di risalire, al di là delle eterogeneità tematiche, a
consonanze e sintonie te or etiche tutte riconducibili alla tensione
immanente d'un'assolutezza del concetto proteso nella forma
materialistica in Sohn-Rethel, spiritualistica in Hegel, teologica in
Bonaventura. Con una rigorosa metodologia, nell’ambito d'un'ermeneutica
globale, il lettore affronterà i percorsi euristici degli autori
studiati, attraverso l'analisi del sitz im leben del loro pensiero, che,
mediante una sinossi comparatistica, evidenzierà un'unità di fondo del
concetto di "essere", esaminato nella triplice prospettiva dianzi
formulata. |
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Lo scorso mese di settembre, l'antica e prestigiosa Casa Editrice partenopea
'"Alfredo Guida", ha inserito nel catalogo delle sue pubblicazioni una
pregevolissima opera filosofica di padre Michele Bianco, dal titolo Letture
filosofiche - Saggi su Hegel, Sohn-Rethel, Bonaventura e Agostino.
Il libro - che è reperibile presso le librerie Guida, e altre che sono in
franchising con esse, in Campania e nell'intera Penisola - ha riscosso un
immediato successo, andando letteralmente '"a ruba" nel capoluogo irpino.
L'autore è un apprezzato e valente studioso di filosofia e di letteratura
italiana, in chiave comparatistica, ed è uno stimato redattore della Rivista
di studi sulle letterature e le arti europee Sinestesie, fondata e diretta
dell'insigne italianista avellinese Carlo Santoli. È già autore d'altri
saggi, di carattere storico, dedicati a Giovanni Palatucci (il penultimo
questore reggente di Fiume, ancora italiana, morto come martire e testimone
della fede, a Dachau, in Baviera - il 10 febbraio 1945 e proclamato
venerabile da Giovanni Paolo II, in occasione del cinquantanovesimo
anniversario della sua violenta soppressione) e al diacono e martire romano
dell' epoca dioclezianea san Ciriaco - si tratta di un' opera colossale di
800 pagine che sarà prossimamente recensito sulle colonne del nostro
Quotidiano - patrono e protettore di Torre Le Nocelle fin dal 1635. Nominato
perito storico in re archivistica dal cardinale Camillo Ruini, vicario
generale del papa per la città di Roma, si dedica, sia pure parzialmente
anche alla ricerca e all'approfondimento della storia, completando così il
quadro delle molteplici discipline umanistiche che sono oggetto della sua
indagine ermeneutica attenta e puntuale.
In questa sede si vuoi presentare e recensire la sua recente fatica
filosofica, inserita da Guida nella Collana di elevato valore culturale
Strumenti e ricerche per gli Atenei, Ministero per i beni Culturali e
Ambientali, L. 5 agosto 1981, n. 416, art. 34.
Dall'opera prestigiosissima di padre Bianco la filosofia emerge come
un'indagine organizzata con rigore logico e profondità speculativa sia per
ciò che riguarda i criteri propriamente formali, sia perciò che attiene ad
una puntuale corrispondenza con i più ricchi contenuti dell' esperienza.
Il rigore logico mira ad un fondamento metafisico assoluto e
all'identificazione delle strutture logiche e metodologiche col senso eterno
e stabile della razionalità, pur nel divenire delle varie forme in cui si
esprime la sua tensione unitaria.
La ricerca, sempre supportata da rigore di indagine, è messa in rapporto con
i più vasti orizzonti della cultura, dalla sistematica dei valori all'arte,
alla morale, alla religione ecc.
La tensione saggistica di là dalla realtà noumenica, un mondo reale a sé
stante, indaga in profondità il concetto dell'essere con ampi enunciati
sistematico-critici sia nei suoi quadri complessivi, sia nei suoi campi
zetetici specifici, cogliendo sempre la dimensione storica nell' ambito di
una tradizione di cui si tratta di rinnovare i contenuti.
In tal modo padre Bianco evita le conclusioni dogmatiche della metafisica, a
favore di un concetto dell'antologia unitaria in cui si viene esplicando
l'intenzionalità del sapere nei secoli.
Il primo saggio Una proposta metodologica per una fondazione epistemologica
del materialismo storico - come dice lo stesso autore - nel suo nucleo
centrale poggia sulla sollecitazione critica dell'analisi di Sohn-Rethel,
Lavoro intellettuale e lavoro manuale. Per la teoria della sintesi sociale,
Feltrinelli, Milano 1977. Il testo, costituito da tre ricerche sviluppate in
momenti diversi s'orienta, attraverso un'analisi attenta e puntuale, a
posizionare l'essere nella realtà, movendo da teoriche diverse, quella
hegeliana del periodo jenese, quella sohn-retheliana nell'istanza Kantiana
e, infine, la costruzione filosofico-teologica di Bonaventura.
Prima dell'originale lettura di Sohn-Rethel - che, però, come ci dice il
dottor Bianco, non riuscirà a superare l' antinomia dell' equivoco
logico-trascendentale di una fondamentalità definibile come invariante
dotazione trascendentale di senso - l'analisi marxiana poggiava
inequivocabilmente sulle basi dell'hegelismo e non del Kantismo, come
pretenderebbe lo studioso dianzi citato.
La proposizione marxiana rientra nel punto dell' assimilazione hegeliana,
stando alle dichiarazioni dello stesso Marx nelle sue opere giovanili e nel
Poscritto del 1873.
Il materialismo storico è la filosofia sociale del materialismo dialettico
(la scuola filosofica fondata da Marx ed Engels e sviluppata da molti
pensatori successivi, che considera come scientificamente evidente che la
materia sia anteriore allo spirito, che è un suo prodotto, e che afferma che
tra le cose ci sia una dinamica di interconnessione nell'universalità del
mutamento: le leggi delle dialettica materialista). In altre parole è
l'applicazione dei principi generali del materialismo dialettico al campo
specifico della storia umana, allo sviluppo della società umana e al suo
divenire storico.
Prima di approdare alla "rivoluzionaria" rilettura sohn-retheliana, solo in
minima parte condivisa dall'autore, Bianco analizza l'originaria verticale
Marx-Hegel, sotto il convincimento dell'assorbimento retrospettivo del primo
al secondo, nelle analisi di Galvano Della Volpe, Lucio Colletti e Mario Dal
Pra, che riconoscono un "problema critico nuovo".
Il giovane Lukàcs nella sua ritrattazione Hegel-Marx accusa Hegel di
mistificare il processo storico pervenendo ad una "marxificazione
hegeliana", che rimette in discussione l'intera analisi dei rapporti.
Lo stesso esito habermasiano, che approda ad una riduzione idealistica dei
rapporti produttivi capitalistici, è insoddisfacente.
A dare una svolta a questa impasse sarà Sohn-Rethel nella sua analisi
mirante ad un interesse di radicalizzazione metodologica, che si fonda
decisamente sul debito Kantiano.
B. Accarino controbatte punto per punto l'indagine; ma la stessa analisi
accariniana presenta la grave deficienza di circoscriversi al mero ambito
della strategia politica e non ha la profondità e l'acribia della lettura,
sinora straordinaria e singolare, fatta da padre Bianco, che rivela
l'aspetto critico arduo della ricerca di Sohn-Rethel per la difficile
disposizione dei punti teoretici di Kant, Hegel e Marx, affermando,
tuttavia, che lo studio sohn-retheliano debba essere assunto come base
ineludibile di confronto.
Di questo primo saggio, denso e corposo, sviluppato dall'autore con indagine
minuta e scrupolosa, abbiamo riferito sugli aspetti salienti da noi ritenuti
fondamentali. Ma quel che rileviamo qui e nell'intero studio di Bianco è
l'esigenza profonda di metodo nell'analisi estetica della sua produzione
artistica, che si basa su una conoscenza profonda del fenomeno che indaga.
Il secondo saggio Linguaggio, lavoro e comunità ha la sua genesi nella
lettura in lingua originale tedesca dell'opera giovanile di Hegel:
Realphilosophie I e II'' (la filosofia dello spirito jenese) ed indaga la
ragione per la quale Hegel abbia abbandonato il progetto dell' elaborazione
di un sistema completo di filosofia, e sviluppa temi che informeranno tutta
la filosofia hegeliana, vale a dire linguaggio, lavoro e comunità. |
L'analisi del pensiero giovanile di Hegel, elaborato a Iena, parte
dall'analisi - traccia di Rosenkranz secondo il quale Hegel, a Iena, sarebbe
giunto già col sistema compiuto della sua elaborazione filosofica e, a tal
uopo, Bianco analizza il Manoscritto IX del Nachlass su logica, metafisica e
filosofia della natura, che, col Kimmerle, colloca nell' autunno del 1804.
Sotto quest'aspetto la filosofia giovanile di Hegel si presenta già come un
problema fenemenologico, cioè della fondazione del sapere assoluto, sia pure
come un' elaborazione incipitaria.
Avverte, a questo punto, il giovane filosofo di Stoccarda - che dal 1801 è
libero docente a Iena - l'esigenza della fondazione di un sapere assoluto,
che va elaborando in questi anni fecondi e proficui.
Gli sforzi per la progettazione della filosofia dello spirito lo spingono,
secondo Bianco, ad abbandonare l'iniziale intenzione jenese, che, per questo
motivo, lungi dal rappresentare un'improvvisa battuta d'arresto,
costituisce, al contrario, un momento fondamentale e, se si vuole, il
preludio del futuro sviluppo del suo sistema completo di filosofia.
In linguaggio, lavoro e comunità, nella sua interpretazione della vita e
nelle sue situazioni umane concrete, come nota con acume e profondità
Bianco, Hegel si riferisce sempre ad una realtà nella quale non si possono
separare alienazione e oggettivazione e non confonde mai la prima con la
seconda, stando alla critica marxista che, qui, rivela il suo punto debole.
La vita dell'uomo, per Hegel, è tensione; è necessità del sé umano
alienarsi, oggettivarsi e impegnarsi nel mondo: il rifiuto di ciò è la
morte. Il problema di Hegel, per padre Bianco, è universale: è la
riconciliazione dell'uomo col suo destino e con la storia che lo costringe
sempre ad alienarsi.
La conquista della libertà, attraverso il superamento dell'estraneazione, fa
sì che l'uomo diventi padrone di sé stesso e del mondo. E solo in questa
coscienza critica l'uomo, per Hegel, diventa realmente la storia del mondo.
Anche di questo saggio, stimolante e ricco di infinite suggestioni, abbiamo
riferito solo le linee essenziali.
In esso l'autore affronta en passant l'hegelismo, così come appare dagli
scritti di Georg Wilhelm Friedrich, vale a dire la dottrina e il metodo che
son da considerarsi come logicamente inseparabili.
Il metodo è la formulazione della dottrina, e la dottril1a è l'espressione
particolareggiata del metodo. Il metodo è la dialettica triadica di tesi,
antitesi e sintesi, un apparato formale che, negli scritti di Logica, mette
in atto in tutti i suoi particolari; in quest'ambito la dialettica stessa
costituisce l'essenza del metodo. Ovunque il metodo hegeliano è fondato sul
sistema; ed il passaggio dalla tesi ed antitesi alla sintesi è necessitato
dalla struttura fondante dello stesso sistema. La sintesi, nel processo
dialettico, è sempre positiva; la negatività, per Hegel, è il "tener fermo
il positivo nel negativo, e in ciò consiste l'essenza della dialettica. Le
contraddizioni non possono essere risolte dialetticamente, altrimenti non vi
sarebbe alcun fondamento per la sintesi.
L'analisi dialettica è possibile solo in sistemi reali; e qui vale il
principio dei contrari che scalza il principio di non contraddizione.
Una simile asserzione è la categoria finale dell' analisi dialettica, l'Idea
Assoluta, che è la verità dell'Essere, cioè il sistema onnicomprensivo che
include ogni asserzione e che è lo Spirito Assoluto.
Questa dottrina è l'idealismo assoluto hegeliano.
Dopo aver esplorato le profondità insondabili dello Spirito Assoluto di
Hegel, il dottor Bianco affronta un altro grande pensatore: Bonaventura da
Bagnorea (1221-1274) a cui dedica un interessante studio analitico, dal
titolo Rilettura dell'opera bonaventuriana sulla questione di Dio: dalla
teologia dogmatica alla metafisica moderna, tentando un approccio nuovo ed
ardito all'opera che indaga.
Il quadro di ricerca filosofico-teologica elaborato da san Bonaventura non
solo si difende dagli attacchi di demolizione del pensiero laicistico
moderno, ma giunge persino, spesso, ad un confronto di vedute con esso.
Il formidabile concetto bonaventuriano di contuizione, una specie di senso
illativo, fa sì che l'uomo sia aperto, per sua natura, al trascendente, e
quindi capace di Dio.
Su questa base Bonaventura può confrontare il suo pensiero, originale anche
per il suo tempo, che è quello della Scolastica e delle Summae, con
l'Ottocento - e anche con i secoli precedenti - che si presenta come l'epoca
madre della filosofia moderna e che ci offre la filosofia di tre "grandi"
pensatori, per Bianco passati ingiustificatamente sotto silenzio, e al cui
pensiero lo stesso Bonaventura sembra che getti le basi più di cinque secoli
prima. Essi sono Antonio Rosmini (che sostiene che l'idea dell'essere sia
forma oggettiva e non soggettiva), Jaime Balmes (che postula la
comunicazione intima del finito con l'Infinito) e John Newman ( che parla,
nella sua Grammar of Assent, di un senso illativo che comprende la coscienza
conoscitiva dell'uomo nella sua totalità di soggetto del conoscere). L'antinomismo
critico Kantiano risulta, così, scalzato, perché è pensabile solo che Dio
esiste, e non il contrario.
Queste idee originali e moderne, che si riferiscono all'uomo che vive e
pensa l'Assoluto, permettono di riconsiderare sia la prova ontologica sia la
prova cosmologica, facendo sì che, per la prima, non si deduce dall'idea di
Dio la sua esistenza, perché la mente si trova dotata di verità che le sono
presenti e, per la seconda prova, che l'ordine e la perfezione del mondo non
si conoscono con i sensi, ma con la ragione, e che Dio è la ratio sui del
mondo. Anche di questo saggio abbiamo estrapolato solo le cose fondamentali.
In esso padre Bianco esamina attentamente il pensiero bonaventuriano perché
gli appare moderno e ricco di stimoli, a cavallo tra filosofia e teologia,
ove il filosofo è anche teologo. La filosofia bonaventuriana, analizzata e
confrontata con l'ateismo e lo scetticismo, è agostiniana con alcune
venature aristoteliche, soprattutto nella teoria dell 'intellezione, della
materia e dellaforma.
Ma la sua teoria dell' esemplarismo, dell' illuminazione e l'enfasi sull'
importanza psicologica della volontà umana, per il dottor Bianco, la mutua
dal Tagaste.
E proprio ad Agostino Bianco dedica le sue riflessioni nella Postilla a
conclusione del suo studio Il concetto di Vita Eterna come conoscenza di Dio
nel commento di s. Agostino a s. Giovanni 17,3.
Si tratta di una disamina meticolosa del mistero Trinitario che reca in sé
il contenuto di conoscenza dell 'unico vero Dio.
L'ascoltare e il credere conducono alla fede, che esige la pietà: credere e
ascoltare significa conseguire la vita eterna.
Nel rapporto fede-ragione si coglie la tensione del cuore e della mente di
Agostino: crede ut intelligas et intellige ut credas.
Non è la fede fiduciale dei Protestanti (credo quia absurdum), ma
l'accoglienza nella fede ragionata del Dio che si rivela (credo cum
argumento).
Dopo un breve excursus del pensiero agostiniano padre Bianco esamina il
rapporto tra fede e ragione nella metafisica moderna, nei nuovi percorsi
dialogici e nella ricomprensione dell' essere. |
Da un concetto di essere statico della metafisica aristotelico - tomi sta,
le moderne metafisiche dinamiche (consideranti cioè non più l'essenza o
quiddità dell'uomo, ma la sua esistenza nella concretezza e individualità
della sua datità immediata) assumono un carattere esistenziale (potere
dell'uomo sull'essere) o sociale-critico (ponendo al centro dei propri
interessi l'uomo, ogni conoscenza ha rilevanza pratico-sociale).
Si esaminano così, per il primo caso, il filosofo Martin Heidegger e il
teologo Bernard Lonergan e, per il secondo, il filosofo Habermas e i teologi
Moltmann e Sobrino. Nell'ambiente della metafisica moderna vanno inclusi
aspetti ontologici, pratico-sociali, antropologici, psicologici,
esistenziali, artistici ed escatologici. Basta leggere le ricchissime note
di questo breve capitolo per avere un quadro abbastanza completo ed
esaustivo dell' argomento trattato.
Conclude lo studio di Bianco un accostamento fra sapere assoluto e religione
assoluta, che sarà oggetto di analisi di un suo studio in elaborazione sulla
fede, libertà e religione in Hegel, che ci auguriamo al più presto di poter
leggere.
In definitiva l'opera diligente, minuta e laboriosa di Bianco si fa
apprezzare perché dimostra sempre bontà di dottrina e onestà di lavoro, a
profitto degli studi e della cultura, genialmente utile alla critica, perché
onesta e coscienziosa e tanto copiosa di filologia e di storia, e capace di
animarsi di una più viva scintilla che sprizza dal suo occhio acuto e
veggente di uomo di cuore e d'ingegno che sa sprigionare un soffio di alta e
vitale idealità che rianimi i nostri studi e infonda una forza rinnovatrice
alla nostra cultura irpina e nazionale.
Il libro, infine, sarà presentato, prossimamente, dal professor Massimo
Carriari e da altri illustri filosofi. |
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Coordinamento di redazione di Sinestesie:
http://www.rivistasinestesie.it |
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Una proposta metodologica per una fondazione epistemologica del
materialismo storico l |
I
Finora, nel confronto critico dell'interpretazione dell'analisi marxiana,
era scontato l'elemento di partenza, come base ermeneutica dell'attacco
teorico dell'assimilazione hegeliana: Hegel fungeva, per così dire, da reale
immanente all'oggetto stesso. La costante hegeliana, all'interno del
problema Marx, si poneva, duplicemente, disposta: o nel carattere
dell'accentuazione del debito teorico della nuova sistemazione analitica del
reale, o, nell'aspetto dell'evidenza antitetica d'una riflessione nella sua
sostanza fondativa; ma, in questa visione generale, in entrambi i casi, il
termine Hegel conserva una mediazione posizionale indiscutibile. Un
riscontro storico-critico di quest'orientamento metodologico, posto
schematicamente, fa vedere, nello sviluppo progressivo della sua continuità,
il momento della spaccatura della base critica, come assunzione duplice del
suo significato, convogliato sia sotto il lato polemico-negativo della
necessità del superamento della veduta tradizionale sia, conseguenzialmente,
sotto la considerazione dell'acquisto-positivo, nel riorientamento della
scelta esegetica.
Il passo iniziale può muovere da Marx stesso e, particolarmente, nella forma
esplicita del gruppo di scritti delle «opere giovanili». Esse, in questo
contesto, ci forniscono la prova, in maniera innegabile, che l'apprendistato
filosofico-metodologico di Marx è hegeliano; e ciò, non tanto per il rilievo
formale dell'utilizzazione linguistica ma, essenzialmente, per l'interesse
dell'oggetto ricondotto al centro d'un'analisi intenzionalmente avviata ad
una nuova disposizione.
L'esempio della Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico è
centrale nel fornire questo convincimento", giacché esso propone l'evidenza
di quelle premesse all'istituzionalizzazione d'un modulo critico-sociologico
nuovo, attraverso lo smascheramento dell'oggetto hegeliano nel suo lato
mistificatorio.
Quest'avvio è tanto sostanziale se ricompare, nella sua fermezza critica, a
trent'anni di distanza, in un'annotazione marxiana all'opera «economica»
3.
Ma, tuttora, in quest'ambito, esso persegue una linea immanente
d'esplorazione critica globale, ravvisabile negli approcci ulteriori
degl'interessi economico-politici dei Manoscritti, disposti a riagganciare
quella critica al momento concreto dell'analisi e, sempre, segnati nel
carattere dell' originazione teoretica.
Il capitolo conclusivo sulla dialettica hegeliana è, perciò, la riproposta
della segnalazione del punto di confronto da cui parte la sollecitazione
teorica del nuovo lavoro.
L'indice critico-testuale di quest'affiliazione ideologica non può essere
contestato oggettivamente; sicché, la diversificazione, nell'ambito della
letteratura marxiana, d'un'analisi «filosofica» da quella «economica» può,
al limite, pretendere alla definizione evidente del tipo di presenza
hegeliana all'interno di questo pensiero: essa non può decidere,
immediatamente, la liquidazione della partenza «astratta» e riassestare,
nella sua originalità, lo schema materialistico. |
Quest'operazione analitica dell'autenticità richiede qualcosa di più d'una
semplice distinzione di sviluppo storiografico, giacché essa intacca, come
si vedrà, un momento strutturale che va riproposto, ai fini d'una
rifondazione regolativa della veduta generale.
Che il ruolo della proposizione marxiana rientri, senza sospetti di
forzature esegetiche, nel punto d'assimilazione hegeliana risulta, oltre
quest'avvio della scoperta materialistica, in una delineazione della
costanza tematica per gradi diversi di riflessione per ricomparire, in una
formulazione sintetica personale, al termine del risultato della
costituzione economica.
Infatti, nel testo più che noto del Poscritto al Capitale, del 1783, nel
definire, preliminarmente, il metodo dialettico-materialistico, in una
connotazione polemicamente riferita a Hegel, Marx conclude, in questi
termini, il riconoscimento del suo rapporto teorico:
Perciò mi sono professato apertamente scolaro di quel grande pensatore, e ho
perfino civettato qua e là, nel capitolo sulla teoria del valore, col modo
di esprimersi che gli era peculiare 4.
Certamente, su questi presupposti, la disposizione della riflessione critica
dell'approfondimento non s'è orientata liberamente, ma è stata segnata
dall'interno nell'utilizzazione delle condizioni ermeneutiche: l'intera
letteratura marxiana, a tutt'oggi, è costretta in una movenza ripetitiva di
quest'allineamento, lasciando sostanzialmente immutato l'attacco critico,
primariamente, segnato dallo stesso Marx. In Italia, l'apertura a questa
veduta, è stata avviata da CaIvano Della Volpe, i cui studi tendono
riduttivamente all'enucleazione specifica della stabilizzazione Hegel-Marx. |
Ci riferiamo, in particolare, alla ricerca: Per una metodologia
materialistica dell'economia e delle discipline morali in genere 5,
che raccoglie l'analisi delle «opere giovanili» di Marx sotto l'interesse
dell'esplicitazione, criticamente sostenuta, dello scopo che qui appare: la
codificazione d'una nuova metodologia filosofica.
Sotto quest'aspetto, l'esame costituisce il primo contributo d'una
delimitazione materialistica della mediazione hegeliana della dialettica
marxiana.
Lo sviluppo critico della storiografia ulteriore vive in quest'ottica del
mantenimento strutturale con variazioni legate, per lo più, alla «geografia»
teoretica del rapporto: si discute, cioè, della misura del contatto, da
entrambi i lati, in riferimento all'unità sottesa dello strumento
metodologico. |
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La delineazione generale di quest'estensione problematica è fornita dal
saggio di Norberto Bobbio 6, il quale, nella difesa della
germinazione hegeliana della dialettica marxiana, non contesta l'indubitabilità
di questa connessione, ma procede ad una sensibilizzazione ulteriore della
discussione, come riconoscimento d'un «problema critico nuovo» 7,
nella posizione interrogativa: «[ ... ] se si dia un significato univoco di
dialettica, e se quando si parla di dialettica in Marx, si intenda parlare,
in diversi periodi della sua attività e in diverse opere, sempre della
stessa cosa» 8. |
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Il risultato d'una duplice accezione della dialettica, attraverso
l'utilizzazione del confronto della posizione hengelsiana 9 - del
resto trascurato nella sua rischiosità d'un processo d'entificazione, per
l'evidente con notazione ontologica dell' oggettività naturale rispetto alla
misura originaria marxiana - prova l'elasticizzazione del problema; e,
contemporaneamente, nell'uscita dei suoi termini, l'occasione della
collocazione d'un giudizio che, nuovamente, si decide ad individuare, nell'
esatto livello del significato di dialettica, l'orientamento di Marx a Hegel10• |
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In un'analoga direzione d'esigenza specificativa dello strumento marxiano si
raccoglie la critica di Lucio Colletti che, nella fermezza del nesso
originario, esclude che l'originalità della risoluzione marxia |
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l Il nucleo centrale di questa
nota poggia sulla sollecitazione critica dell'analisi di SOHN-RETHEL, Lavoro
intellettuale e lavoro manuale. Per la teoria della sintesi sociale,
Feltrinelli, Milano 1977.
Di parere diverso è la posizione
critica di H. Lefebvre, condensata in un saggio specifico, Il materialismo
dialettico, Torino 1975, interessato a liberare, da un equivoco
d'«astrattismo», l'originazione della prospettiva materialistica. Cfr. pp.
40 ss., in particolare p. 54.
3 Cfr. il Poscritto alla II ed. de Il Capitale, ov'è detto: «Ho criticato il
lato mistificatorio della dialettica hegeliana quasi trent'anni fa, quando
era ancora la moda del giorno», Ed. Riuniti 1964, p. 44·
4 Op. cit., pp. 44-5; cs. ns., se
non diversamente specificato.
5 Cfr. «Società», XVI, 1957, pp. 36-72, e ora in Rousseau e Marx, Ed.
Riuniti, Roma 1964, pp. 145-87. Si veda, anche, Chiave della dialettica
storica, Roma 1968, e compreso anche in Critica dell'ideologia
contemporanea, Roma 1967, pp. 15 ss.
6N. BOBBIO, La dialettica in Marx
in Da Hobbes a Marx, Morano, Napoli
1965, pp. 239-64. 7Ibidem, p. 254. 8Ibidem, pp. 254-5. 9Ibidem, pp. 255 55.
lO Ibidem, p. 26 |
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