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Che il mondo sia
in crisi e la società umana universale proceda, per così dire, a tentoni, in
una storia che non sembra più sua, è una rilevanza dominante nella
problematica discorsiva contemporanea. Che la crisi sia sottesa al processo
storico, come l'irrazionale al reale, è un evento inevitabile, e quindi,
incontrollabile, nelle vicende dell'azione umana. In una pagina della
Fenomenologia dello Spirito, Hegel parla del tracollo dello Spirito e del
trapasso a una nuova era; ma la crisi che egli coglie, in cui lo "Spirito ha
rotto i ponti col modo del suo esserci e rappresentare", è solo un momento
di trasformazione, giacché lo "Spirito non si trova mai in condizioni di
quiete".
L'avvertimento oggi è che questa "quiete" sia divenuta definitiva: la crisi,
il negativo, non sono più un momento del processo, ma un suo stato
sostitutivo, ovverosia, il soggetto agglutinante di un ignoto divorante.
Questa dittatura negante ha spinto oltre i termini del pensiero, e lo ha
sovvertito; la dialettica è venuta meno, o, in termini diversi, siamo
collocati nello stato di quiete permanente: la paralisi della critica. Il
punto non è di reiterare ad infinitum che il mondo sia in crisi ed elencare
in una confusione descrittiva i punti molteplici dello sgretolamento:
l'essenziale, lo sforzo primario, è di riavviare la forza dialettica del
pensiero nel riprendere esso stesso la guida come soggettività del processo
storico. Bisogna, in breve, riattivare l'opposizione. Che è il processo per
eccellenza. Se negli anni Sessanta, sotto la minaccia di una catastrofe
atomica, questo fu reso possibile per lo Spirito, giacché il mondo, diviso
in un due, offriva un punto di osservazione critica, oggi, quell'argine è
crollato e il pensiero si è inabissato nella fatuità e nella noia.
La società è crollata perché il pensiero si è esaurito: ma che fare per
scardinare questa ovvietà? Cartesianamente, provvedere a darci delle regole
in attesa che lo Spirito dissolva questo mondo dell'irresponsabilità nella
nuova figura storica della responsabilità del soggetto. Questa ricerca vuole
essere un contributo a ridisegnare, attraverso il pensiero dell'opera di
Kant - confrontata con le etiche contemporanee -, un percorso possibile di
rifondazione universale della soggettività se, pure, sul piano etico, e
però, di una morale universale.
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Michele Bianco, plurilaureato, è docente al Master di Bioetica e
Etica Sociale all'Università di Bari. Studioso dello storicismo tedesco,
delle letterature comparate, della storiografia moderna, nonché del rapporto
tra le filosofie contemporanee e la teologia, è redattore di Sinestesie,
Rivista sulle Arti e le Letterature europee. In ambito filosofico ha
pubblicato per i nostri tipi Religione e Filosofia in Hegel (2006) e
Dialettica e Speranza. Bloch interprete di Hegel (2007), oltre a Letture
Filosofiche. Saggi su Hegel, Sohn-Rethel, Agostino e Bonaventura (Guida
2004). È stato insignito, per la letteratura e la cultura, dei premi
internazionali "Einaudi" e "Giovanni Paolo II".
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