ETICA E STORIA IN KANT

Michele Bianco

ETICA E STORIA IN KANT

ed. Franco Angeli  Milano – Italy  2010 - Ateneo - Filosofia.  - €18,00

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Quarta di copertina

Che il mondo sia in crisi e la società umana universale proceda, per così dire, a tentoni, in una storia che non sembra più sua, è una rilevanza dominante nella problematica discorsiva contemporanea. Che la crisi sia sottesa al processo storico, come l'irrazionale al reale, è un evento inevitabile, e quindi, incontrollabile, nelle vicende dell'azione umana. In una pagina della Fenomenologia dello Spirito, Hegel parla del tracollo dello Spirito e del trapasso a una nuova era; ma la crisi che egli coglie, in cui lo "Spirito ha rotto i ponti col modo del suo esserci e rappresentare", è solo un momento di trasformazione, giacché lo "Spirito non si trova mai in condizioni di quiete".
L'avvertimento oggi è che questa "quiete" sia divenuta definitiva: la crisi, il negativo, non sono più un momento del processo, ma un suo stato sostitutivo, ovverosia, il soggetto agglutinante di un ignoto divorante. Questa dittatura negante ha spinto oltre i termini del pensiero, e lo ha sovvertito; la dialettica è venuta meno, o, in termini diversi, siamo collocati nello stato di quiete permanente: la paralisi della critica. Il punto non è di reiterare ad infinitum che il mondo sia in crisi ed elencare in una confusione descrittiva i punti molteplici dello sgretolamento: l'essenziale, lo sforzo primario, è di riavviare la forza dialettica del pensiero nel riprendere esso stesso la guida come soggettività del processo storico. Bisogna, in breve, riattivare l'opposizione. Che è il processo per eccellenza. Se negli anni Sessanta, sotto la minaccia di una catastrofe atomica, questo fu reso possibile per lo Spirito, giacché il mondo, diviso in un due, offriva un punto di osservazione critica, oggi, quell'argine è crollato e il pensiero si è inabissato nella fatuità e nella noia.
La società è crollata perché il pensiero si è esaurito: ma che fare per scardinare questa ovvietà? Cartesianamente, provvedere a darci delle regole in attesa che lo Spirito dissolva questo mondo dell'irresponsabilità nella nuova figura storica della responsabilità del soggetto. Questa ricerca vuole essere un contributo a ridisegnare, attraverso il pensiero dell'opera di Kant - confrontata con le etiche contemporanee -, un percorso possibile di rifondazione universale della soggettività se, pure, sul piano etico, e però, di una morale universale.
 

Michele Bianco, plurilaureato, è docente al Master di Bioetica e Etica Sociale all'Università di Bari. Studioso dello storicismo tedesco, delle letterature comparate, della storiografia moderna, nonché del rapporto tra le filosofie contemporanee e la teologia, è redattore di Sinestesie, Rivista sulle Arti e le Letterature europee. In ambito filosofico ha pubblicato per i nostri tipi Religione e Filosofia in Hegel (2006) e Dialettica e Speranza. Bloch interprete di Hegel (2007), oltre a Letture Filosofiche. Saggi su Hegel, Sohn-Rethel, Agostino e Bonaventura (Guida 2004). È stato insignito, per la letteratura e la cultura, dei premi internazionali "Einaudi" e "Giovanni Paolo II".
 

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